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Giudice ci mette sei anni per una sentenza, ma per il Csm merita la promozione

Giudice ci mette sei anni per una sentenza, ma per il Csm merita la promozione

Giudice ci mette sei anni per una sentenza, ma per il Csm merita la promozione

ROMA – Giudice ci mette sei anni per una sentenza, ma per il Csm merita la promozione. Cosa deve fare un giudice per non essere promosso dal Csm? Non sembri retorica e irrispettosa la domanda: il Consiglio superiore della magistratura (Csm) ha appena giudicato meritevole di promozione un togato di Cagliari che ci mette anche sei anni per depositare una sentenza. Lo ha promosso in sede di valutazione nientemeno che della “produttività”, nell’ultimo giudizio valutativo, peraltro, prima che lo stesso magistrato giunga alla pensione.

Lo ha promosso, il Csm, nonostante il parere palesemente contrario del primo presidente della Cassazione Giovanni Canzio e del procuratore generale Pasquale Ciccolo. Il presidente della Cassazione, mentre cercava di convincere i colleghi togati che l’esaminato non poteva essere promosso a causa degli scarsi risultati del suo lavoro, li metteva anche in guardia dai rischi che una scelta avversa avrebbe determinato.

Una soluzione cioè dentro una logica di casta, di chiusura corporativa: come spiegare diversamente il fatto che le valutazioni su migliaia di magistrati in servizio nel 99,7% diano esito positivo? Giovanni M. Jacobazzi sul sito Il Dubbio dà conto di questa spaccatura all’interno del Csm (nel caso in questione 10 contrari, 11 favorevoli e tre astenuti), spaccatura che allude a un più profondo disagio nell’autogoverno della giustizia in Italia.

Questo magistrato in cinque anni ( dal 1° gennaio 2005 al 31 dicembre 2009) aveva redatto 314 sentenze, circa 60 l’anno. «Per fare un confronto, un Consigliere presso la Corte di Cassazione nello stesso lasso temporale ne scrive circa 490», ha dichiarato prima di votare contro l’accoglimento della progressione in carriera della toga di Cagliari il presidente Canzio. «Ma oltre ad una produttività irrisoria, questo magistrato – ha aggiunto – deposita le sentenze con ritardi fino a 6 anni, e i ritardi minimi sono di circa un anno e mezzo». Questo quadro d’insieme, secondo il presidente della Cassazione, determina il fatto che mentre «in qualunque Paese europeo si discuterebbe di impegno, laboriosità, equilibrio, capacità di fare il giudice, noi discutiamo non se possa fare il magistrato ma se possa conseguire la settima valutazione di professionalità. E questo fa di noi un unicum». (Giovanni M. Jacobazzi, Il Dubbio)

 

 

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