Blitz quotidiano
powered by aruba

“Je suis Ankara”: no terrorismo sempre, solidarietà a tutti

ROMA – “Je suis Ankara”: no al terrorismo, solidarietà per tutti. Dopo l’autobomba che ha provocato almeno 37 vittime nel centro della capitale turca, James Taylor – ci vive da un anno e mezzo – ha pubblicato un lungo messaggio in cui invita i suoi amici occidentali a guardare alla strage in Turchia con la stessa empatia provata per “attacchi avvenuti a Londra, a New York, a Parigi”.

Un solo messaggio, lucido ma accorato, con cui è riuscito a infrangere un muro di indifferenza: una Ankara stremata dagli attentati non fa breccia nei cuori d’Occidente, 37 morti – donne, uomini, bambini – in pieno centro per un’autobomba non lasciano segni sulla pur ipersensibile coscienza britannica. E europea, aggiungiamo noi, aderendo idealmente all’appello su Facebook di James Taylor, che possiamo sintetizzare con l’efficace e inevitabile rimprovero finale: “You were Charlie, you were Paris. Will you be Ankara?” (siete stati Charlie, siete stati Parigi, sarete Ankara?, ndr.).

“La bomba di questa sera è scoppiata in uno dei luoghi più affollati del centro, vicino alle fermata dei bus con la gente in attesa di ritornare a casa, che arriva per una serata fuori, sedendo nel parco e sorseggiando tè. E’ l’equivalente di […] Piccadilly Circus a Londra […] Puoi immaginare le vittime? Adolescenti che prendono il bus, nonni a passeggio, persone che aspettano il taxi dopo una dura  giornata che sorridono e socializzano al sole.

Adesso prova a immaginare che siano inglesi, e questo attacco sia stato in Inghilterra. Che questa gente sia invece quella che incontri tutti i giorni quando vai al lavoro, persone come te e me, normali, felici persone. Famiglie, poliziotti, studenti, artisti, coppie. Tuoi amici probabilmente. Queste persone non sono diverse, capita che siano turchi. Al contrario di quanto si pensa, la Turchia non è il Medio Oriente, Ankara non è una zona di guerra, è una metropoli pulsante e moderna, come ogni altra capitale europea e Kizilay ne è il cuore, il centro.

E’ facile aver paura degli attacchi a Londra, New York o Parigi, facile provare dolore e tristezza per quelle vittime, allora perché non avviene lo stesso per Ankara? E’ perché non riesci a concepire che Ankara non è diversa da quelle città? E’ perché pensi che la Turchia sia abitata in maggioranza da musulmani?” (dal post su Facebook di James Taylor)

Je suis Ankara, dunque, perché quando la violenza indiscriminata e settaria colpisce in un mercato pubblico, alla fermata dell’autobus, nei giardini dove si beve un tè al pomeriggio osservando i bambini giocare, quella violenza riguarda tutti, “indiscriminatamente”. Il terrorismo quale sfida globale, di marca etnica, più spesso fondamentalista, attenta alla vita di tutti, quasi sempre i poveri, i diseredati e i musulmani che “minaccia” di difendere, più di rado le città opulente che si illude di radere al suolo. Anche per chi non pensa positivo e non crede che “il mondo sia un’unica grande chiesa che passa da Che Guevara a Madre Teresa”, è tempo di sollevare le coscienze al di sopra dei confini e delle bandiere. E non cedere al marketing umanitario, al sentimentalismo social che sembra seguire rotte emotive tracciate da un ufficio pubblicitario.