Blitz quotidiano
powered by aruba

Juventus. Buffon e “scansopoli”: l’altra sudditanza psicologica

ROMA – Juventus. Buffon e la “scansopoli”: l’altra sudditanza psicologica. La Juventus smentisce, in una nota, il retroscena relativo alla presunta strigliata di capitan Buffon – pubblicato dalla Gazzetta dello Sport oggi – dopo l’1-1 contro il Lione, mercoledì in Champions League. Quanto scritto (“in A si scansano, in Europa no”, sarebbero le parole di Buffon) “è falso – sostiene il club bianconero sul proprio sito – ed ha l’unico obiettivo di alimentare un pregiudizio denigratorio nei confronti della Juventus, dei suoi tesserati e dei suoi tifosi”.

Le parole sarebbero state pronunciate dopo la partita vinta – senza troppi meriti – con il Napoli, una specie di monito, se non un presagio in vista dei ben più probanti appuntamenti di Champions. Dove per l’appunto, vedi il pur non irresistibile Lione, gli avversari non si scansano mica.

Dallo spogliatoio, luogo sacro e inviolabile ma non esattamente un cenacolo intellettuale, erano dunque filtrati giusto degli spifferi interni di ragionevole invito a impegnarsi di più perché quest’anno l’obiettivo è riportare a casa la coppa dalle grandi orecchie.

La categorica smentita della società, però, più che convincere che le frasi non siano state pronunciate, né che il “pregiudizio denigratorio” abbia qualche fondamento, sembra piuttosto avvalorarle. E del resto non è stato lo stesso allenatore della Sampdoria Giampaolo a confessare candidamente di aver fatto “riposare un po’ di giocatori” nella partita allo Juventus Stadium? Non è stato il super tifoso Gianluca Vialli a confortarlo nella scelta ricordando come in Inghilterra “la scelta della guerra” è costume accettato?

La “scansopoli”, come l’hanno ribattezzata sui social i tifosi bianconeri, meno suscettibili dei vertici, in effetti appare come un’altra versione della famigerata “sudditanza psicologica” attribuita agli arbitri nei confronti della squadra più vincente d’Italia. Ora sarebbero le rivali meno quotate (e con il torneo di serie A a 20 squadre è facile intuire…) a giocarsi la rassegnazione alla sconfitta quale carta utile a prevalere nelle altre partite più abbordabili.

Un monumento alla sportività, non c’è che dire, una macchia nella ricostruzione ideale dell’epopea vittoriosa juventina, secondo la stessa società. Un’epopea che, però, è sempre stata celebrata con l’arroganza del concetto bonipertiano per cui “alla Juve vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”. E allora, di cosa si lamentano? Come cantavano i Rokes, “bisogna saper perdere”.