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La ripresa c’è, si vede… ma non si dice

 La ripresa c'è, si vede... ma non si dice

La ripresa c’è, si vede… ma non si dice

ROMA – La ripresa c’è, si vede… ma non si dice. E’ abbastanza straordinario che i dati positivi sulla crescita e la conferma che ci sia vita sul pianeta Pil italiano non campeggino sui manifesti e non informino la retorica di chi, bene o male, può verosimilmente assegnarsene perlomeno una parte del merito. Non fosse altro perché aveva responsabilità di governo.

Eppure, scontati controdeduzioni e mugugni delle mille opposizioni, e a parte qualche garbato urrah registrato solo da agenzie per iniziati, non s’odono squilli di tromba. Magari sul tempo di un “moderato continuo” come da Francoforte Mario Draghi percepisce la crescita economica europea.

La ripresa c’è ma non si dice. L’economia italiana “è in via di ripresa dopo una lunga e profonda recessione. A migliorare la situazione economica hanno contribuito le riforme strutturali, le politiche monetarie e di bilancio accomodanti e i prezzi contenuti delle materie prime”, afferma l’Ocse nell’ultimo Rapporto economico dedicato all’Italia.

Tuttavia la lodata sobrietà del governo Gentiloni sembra alimentare un clima poco meno che funereo. Sta proseguendo l’azione riformatrice del governo Renzi, riforme e congiuntura economica favorevole iniziano a dispiegare gli effetti sperati, eppure è costretto a navigare a vista e per giunta a fari spenti.

Contraddicendo e frustrando un piccolo spirito del tempo che insegue e invoca come una benedizione o una preghiera esaudita parole come riscatto, cambiamento, rivincita, lavoro.

“I miglioramenti sul mercato del lavoro sono attesi proseguire nei prossimi mesi. A febbraio, le aspettative degli imprenditori sull’evoluzione dell’occupazione, per i tre mesi successivi sono risultate in miglioramento in
tutti i settori”, così l’Istat nella nota mensile.

Uno spiritello anni ’50 intonerebbe canzoni che rimassero con qualche boom, gli toccano invece solfe che non dovrebbero piacere a nessuno e sono però sempre di moda come reddito minimo et similia, impossibili, impraticabili e popolarissime proprio come le canzonette più sdolcinate.

Non si può dire che si comprano e vendono più case per un buon 20% in più rispetto all’anno scorso. Non che i ricavi da pubblicità riprendono il fiato dopo un’apnea di 5 anni dove hanno perso uno stratosferico 25%. Non che il Friuli, la più lenta delle tigri nordestine, siamo a livelli americani di alta occupazione.

Meglio non spiegare bene (in un tweet è difficile) che se aumentano gli occupati non è un’eresia che aumentino anche i disoccupati ma poi bisognerebbe parlare degli inattivi che sono diminuiti…

E come giustificherebbe sennò un grande partito già radicato e popolare ma poi anche vocato a orizzonti maggioritari ma non plebiscitari che bisogna votare, preparare la svolta, cambiare pagina? Anche le previsioni del tempo chiuderebbero senza la minaccia perpetua e concreta che domani pioverà. E’ il logico contrappasso alle pizzerie affollate nei giorni più gravi della crisi ultima trascorsa.

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