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Il palazzo occupato a Roma: pagato 78 milioni, 2,8 milioni di tasse, una storia tormentata

Il palazzo occupato a Roma: pagato 78 milioni, 2,8 milioni di tasse, una storia tormentata

Il palazzo occupato a Roma: pagato 78 milioni, 2,8 milioni di tasse, una storia tormentata (foto Ansa)

Il palazzo di via Curtatone a Roma al centro della polemica su migranti e sgomberi di occupazioni abusive si affaccia su una delle piazze più note della città, piazza Indipendenza. Occupa una base grande come una decina di campi di calcio messi uno in fila all’altro, è alto 10 piani e sviluppa 32 mila metri quadri.

L’ingresso principale è su via Curtatone, proprio davanti alla redazione romana e agli uffici di un grande giornale, il Sol 24 Ore. Gli altri lati sono definiti dalla piazza Indipendenza, da Via Goito e via Gaeta. Su piazza Indipendenza affacciano il Consiglio Superiore della Magistratura e il palazzo di un altro grande giornale, il Corriere dello Sport. Nello stesso palazzo era la sede di Repubblica, dalla nascita nel 1976 fino al duemila.

Il palazzo occupato e sgomberato è dei pensionati di Banca Intesa che fino a oggi, in 4 anni di occupazione, ci hanno rimesso 3,8 milioni di euro. Sul lato che dà sulla piazza, il palazzo aggetta su un portico, protetto da solide inferriate. Era diventato dormitorio di barboni, incompatibile con il supermercato operante di giorno al pianterreno. Dall’altra parte di via Curtatone, anni fa, era parcheggiata in perenne una Renault rossa. Apparteneva a un carcerato che la affittava a ore per coppie in cerca di un rifugio o per drogati.

Dietro piazza Indipendenza, verso la stazione ferroviaria di Termini, c’è un pezzo di casbah. Questo forse spiega la quasi incredibile convivenza del passato fra drogati e giornalisti, barboni e magistrati. Spiega anche l’indifferenza rispetto alla occupazione abusiva da parte di ben 450 profughi, dei quali solo la metà considerabili “regolari”.

C’è da tenere conto del generale clima di tolleranza, per anni, verso questo fenomeno, da parte di una certa parte della sinistra, quella alta e nobile, molto lontana da pensieri e sentimenti delle persone i cui interessi la sinistra deve curare.

Quella del palazzo di via Curtatone  è una storia tormentata anche dal punto di vista giudiziario, come ricostruisce Michele Di Branco sul Messaggero. Fu la sede della Federconsorzi e dell’Ispra. “L’immobile ha sangue pregiato. Atrio, vestibolo e scalone centrale sono infatti strutture di pregio architettonico, tanto da aver spinto il ministero dei Beni culturali a sottoporre l’edificio a vincolo parziale da parte della Sovrintendenza dei Beni architettonici”.

Ci furono anni di tormenti legati alla liquidazione della Federconsorzi. A inizio 2007 la struttura, nonostante lo stato di degrado generale, fu valutata 80 milioni. Nel 2011 fu acquistata dalla Sgr Idea Fimit immobiliare  per 78 milioni. I soldi arrivarono da uno dei fondi gestiti da Idea Fimit: il Fondo Omega, sottoscritto da investitori istituzionali e da fondi pensione (fra i quali anche quello dei dipendenti Sanpaolo-Bancaintesa).
Il progetto per ristrutturare l’edificio era ambizioso. Doveva ospitare centri direzionali di aziende italiane ed estere e anche un grande albergo.

Ma “è andato in frantumi con l’occupazione. Si calcola che gli investitori abbiano già perso 3,8 milioni nel giro di 4 anni. Il calcolo è presto fatto: un milione di costi per utenze, più 2,8 milioni per imposte (Imu, Tasi e Tari) da versare al comune di Roma. Si parla di un costo delle utenze da 250 mila euro all’anno e di imposte per 560 mila euro”.

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