Blitz quotidiano
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Gli occupati sono 439mila in più di un anno fa, se lo dice Istat…ma allora qualcosa Renzi ha fatto

ROMA – In un anno il numero dei lavoratori dipendenti occupati in Italia è aumenato di 549 mila unità. La crescita ancora non c’è, ma sul lavoro le cose in Italia vanno decisamente meglio. Lo dicono i numeri dell’ Istat, fortino anti renziano della sinistra sinistra. Forse meritava più attenzione dai giornali, ma come si sa sono solo le cattive notizie che contano.

In un anno, infatti, ci sono quasi mezzo milione di persone (439mila è la cifra esatta) che hanno un posto di lavoro che l’anno scorso non avevano. Calano, quindi, i disoccupati e calano i cosiddetti Neet, i giovani che non studiano e non lavorano.

II trimestre, +189mila occupati.  “Nel secondo trimestre del 2016 l’occupazione complessiva cresce in modo sostenuto rispetto al trimestre precedente (+0,8%, 189 mila), con una dinamica positiva che, con diversa intensità, riguarda tutte le tipologie”. Lo comunica l’Istat segnalando per i dipendenti a tempo indeterminato +0,3%, per quelli a termine +3,2% e per gli indipendenti +1,2%. Su base annua la crescita complessiva è di 439 mila occupati con una “significativa crescita” degli occupati di 15-34 anni (+223 mila su basa annua).

Calano i Neet. Scendono al 22,3% nel secondo trimestre 2016  i ragazzi che non sono impegnati a scuola né a lavoro, i Neet (Not in Education, Employment or Training), erano al 25% nel secondo trimestre della 2013. Sono ora diminuiti di 252 mila unità in un anno, secondo l’Istat. Nei secondi trimestri l’incidenza dei Neet, cresciuta dall’inizio della crisi fino al 2013 (dal 17,7% del secondo trimestre 2008 al 25% del secondo 2013),è rimasta stabile tra il 2014 e il 2015, per poi scendere al 22,3% nel secondo trimestre 2016.

Nel secondo trimestre 2016 i giovani Neet sono 2 milioni 35 mila, in particolare ragazze, sopra i 25 anni e residenti nel Mezzogiorno. La loro incidenza, secondo i dati Istat, è maggiore infatti tra le donne (24,4% contro 20,3% gli uomini), doppia nel Meridione in confronto al Nord (31,5% e 15,3%, rispettivamente) e raggiunge il 31% tra i 25-29enni.     La maggioranza dei Neet, inoltre, non è rappresentata da inattivi che non cercano un impiego e non sono disponibili a lavorare: questi sono solo il 25,6% dell’aggregato e in più della metà dei casi sono mamme con figli piccoli. La grande maggioranza sono i giovani interessati a lavorare, ovvero disoccupati che non studiano (il 43,8% del totale) e le forze di lavoro potenziali (il 30,6%). Questi – spiega l’Istat – costituiscono la componente più numerosa dei Neet, “smentendo il luogo comune che li etichetta come fannulloni”. Tra i giovani che vivono in famiglia, l’incidenza dei Neet dipende al titolo di studio dei genitori: sale dal 9,5% in caso di laureati al 41,1% di persone con al massimo la licenza elementare.

A casa sei mamme su 10.  Niente lavoro o studio: oltre sei giovani mamme su dieci rimangono a casa a rimpolpare l’esercito dei Neet (not in education, employment or training). Tra le donne sotto i 30 anni con figli piccoli, rileva l’Istat, l’incidenza delle Neet è al 64,4%. Le neomamme sono inoltre oltre metà di tutti i giovani inattivi che non cercano lavoro e non sono disponibili a lavorare (complessivamente 521 mila persone).   L’incidenza dei Neet tra i giovani papà, al contrario, si ferma al 14%, sotto la media complessiva del 22,3%.