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Libia. Minniti il calabrese fa il miracolo di metter pace tra le tribù beduine: “Patto di sangue”

Libia. Minniti il calabrese fa il miracolo di metter pace tra le tribù beduine: "Patto di sangue"

Libia. Minniti il calabrese fa il miracolo di metter pace tra le tribù beduine: “Patto di sangue”

ROMA – Libia. Minniti il calabrese fa il miracolo di metter pace tra le tribù beduine: “Patto di sangue”. Un patto con le principali tribù libiche per rafforzare l’intesa siglata dal premier Gentiloni e Al Sarraj il 2 febbraio scorso che intensifica il controllo delle coste libiche da cui partono i migranti diretti in Italia.

A firmarlo al Viminale, è stato il ministro dell’Interno Marco Minniti che ha riunito i capi tribù della zona del Fezzan, al sud del Paese che si impegnano a controllare 5 mila chilometri di confine terrestre attraverso il quale passano i traffici di migranti.

Dunque, un altro successo per il ministro di centrosinistra che, novità assoluta per la politica italiana, non dispiace a destra. A parte i meriti che lo svolgersi degli accadimenti si incaricherà di certificare, non sarà che Minniti è riuscito nel miracolo di riunire intorno a un tavolo le rissose tribù sahariane perché è calabrese? La domanda non suoni irrispettosa, su La Stampa Grazia Longo spiega come lo stesso ministro vi abbia fatto gustoso cenno.

Ma una domanda si impone: la pace appena ufficializzata sarà mantenuta? Le premesse non mancano: «Per noi che siamo beduini, gli accordi sono un fatto di sangue» hanno detto i capi tribù salutando il ministro Minniti. La sua risposta non si è fatta attendere: «Io sono calabrese, e anche per la regione da cui provengo conta il sangue». (Grazia Longo, La Stampa)

In pratica, oltre al pattugliamento delle coste libiche, l’obiettivo è sigillare la frontiera sud da dove arriva il grosso della diaspora africana diretta in Occidente, con tappa obbligata in Italia. La pacificazione è un risultato storico per un’area che negli ultimi anni ha visto le diverse tribù locali le une contro le altre armate rendendo la zona una terra di nessuno dove i trafficanti di uomini agiscono indisturbati sfruttando peraltro l’unica risorsa economica disponibile in un teatro di guerra.

 

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