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Lutero riabilitato. Quando voleva “strappare la lingua al papa”

ROMA – Lutero riabilitato. Quando voleva “strappare la lingua al papa”. Non solo il solito Antonio Socci è indignato dal papa argentino che nel giorno del crollo della basilica di Norcia dedicata al San Benedetto patrono d’Europa, se ne va in Svezia a riabilitare, quasi beatificare, il “nemico” supremo della Chiesa cattolica, quel Martin Lutero che 500 anni fa ne disintegrò l’unità dividendo il continente a metà e procurando un secolo di guerre di religione.

Ma è proprio la prospettiva ecumenica, l’unione tra i cristiani,  la posta in palio del primo gesuita che invece di combatterli, accoglie gli odiati evangelici (fino al Concilio Vaticano II il male assoluto) di cui riconosce, quasi fosse una benedizione, l’afflato riformista ispirato dal frate agostiniano delle 95 tesi di teologia. Mezzo millennio  – dice Francesco – è abbastanza per accantonare inimicizia e dispute dottrinarie: la secolarizzazione, il relativismo, la deriva identitaria (alla Socci) minano alla radice la stessa esistenza delle Chiese (mettiamoci anche l’ortodossa), meglio collaborare. E’ già così sui profughi, per la gioia (si fa per dire) dei governi che sull’immigrazione si giocano il consenso.

Francesco il gaucho è riuscito con gli ortodossi russi laddove un papa polacco poteva solo fallire; così come nella Germania luterana un pontefice bavarese non avrebbe mai superato un pregiudizio atavico. Della Riforma il Papa riabilita appunto la tensione a mettersi sempre in discussione e la centralità del verbo, della Bibbia (è Lutero il vero fondatore del tedesco con la sua traduzione in volgare).

Da buon gesuita, appunto, Francesco può soprassedere su secoli di contrasto con gli eredi di colui che voleva “strappare la lingua al papa”, considerava il papato “la rossa meretrice di Babilonia”, predicava che “se esiste l’inferno, Roma ci sta sopra”. Ricambiato nei secoli, Lutero, con la reputazione di “sifilitico”, morto suicida. Certo va fatta la tara a un movimento aurorale per natura settario e violento, ma all’epoca gli evangelici non ci andavano leggeri. Insomma, ci sono tanti aspetti di Lutero che sono meno apprezzabili, segnala Gianfranco Morra su Italia Oggi.

La visione della vita di Lutero esprime un pessimismo cupo e insuperabile. Maritain, in un libro tradotto in italiano dal futuro Paolo VI, ha mostrato che, rispetto alla concezione cristiana tradizionale, egli rompe l’unità di tra ragione e fede: la ragione dell’uomo è stata totalmente corrotta dal peccato, tanto che la filosofia è solo una ragione (Hure Vernunft). E rompe anche l’unità tra fede e opere: egli nega all’uomo qualsiasi capacità di scelta libera e le opere non sono utili alla salvezza.

Sul piano sociale, non è il matrimonio dei preti (possibile nella chiesa ortodossa) che lascia perplessi. È la sua idea della donna, questa «bestia idrofoba» nata per i bimbi, la cucina e la chiesa (Kinder, Küche, Kirche). Sul piano politico egli appoggiò i prìncipi tedeschi, incitandoli allo sterminio dei cavalieri e dei contadini, in nome della Bibbia. Non a caso Campanella lo chiamerà «il Machiavelli della fede».

Ma la lotta di Lutero contro il papato e la formazione di tante chiese nazionali, aprì anche la strada alla subordinazione della religione al potere civile. Hegel, con la sua teoria dello stato divino, è figlio di Lutero. Il grande storico del cristianesimo Ernesto Buonaiuti, sacerdote cattolico scomunicato e cacciato dall’università, ha sostenuto che la riforma, non solo ha aperto la strada all’individualismo moderno, ma anche che il suo ultimo figlio è stato il nazismo. Hitler amava molto l’opuscolo di Lutero Gli ebrei e le loro menzogne (citato in Mein Kampf), dove il riformatore invita i tedeschi a perseguitare gli ebrei e bruciare le sinagoghe. (Gianfranco Morra, Italia Oggi)