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Maledizione Juventus? Ma Piazza San Carlo è quasi una comica: scalzi, sui cocci…

Maledizione Juventus? Ma Piazza San Carlo è quasi una comica: scalzi, sui cocci...

Maledizione Juventus? Ma Piazza San Carlo è quasi una comica: scalzi, sui cocci… (foto Ansa)

TORINO – Maledizione Juventus? Le finali di coppa dei campioni portano jella alla squadra più amata d’ Italia? Come 32 anni fa allo stadio Heysel di Bruxxelles, sabato 3 giugno 2017 a Torino? Il confronto è improponibile se non nella impreparazione delle forze dell’ordine ad afrontare la ecceionale situazione di emergenza. Per il resto, tutto è stato diverso.

La tragedia dello Heysel fu, appunto una tragedia. Il 29 maggio 1985, allo stadio di Bruxelles, morirono 39 persone.

I 1.500 feriti di Torino, se non ci fosse un po’ di sangue, sarebbe quasi una comica. I feriti di Torino non sono vittime di bombe caricate a chiodi ma dei cocci di bottiglie di birra su cui migliaia di persone in fuga disperata, non si sa da che, hanno camminato senza scarpe perché, nella calca, se le erano perse.

Perché tante bottiglie in vendita? Si è chiesto sul Corriere della Sera Claudio Del Frate.

“La maggior parte delle oltre 1.500 persone che hanno dovuto essere medicate negli ospedali della città si erano ferite cadendo sul selciato della piazza che col passare delle ore si era andato trasformando in un «tappeto» di cocci di vetro.

“Per ragioni di ordine pubblico, anche in occasione di eventi di dimensioni minori, i comuni emettono provvedimenti che impediscono di portare in luoghi pubblici bibite in contenitori di vetro; a volte viene impedito tout court il commercio degli alcolici. Nel caso di Torino non è scattato nessuno di questi divieti, come ha ammesso il Comune stesso dopo circa 24 ore ; infatti, numerosi testimoni riferiscono che attorno a piazza San Carlo si erano radunati venditori abusivi di birra. Come mai non sono scattate misure di questo tipo? Sempre il municipio torinese ha precisato che quest’ano sono state applicate le stesse norme adottate dalla giunta Fassino in occasione della finale del 2015 tra Juve e Barcellona”.

Cosa è successo a Torino esattamente? Ecco la sequenza:

1. Uno scemo provoca uno scoppio, forse un petardo.

2. Con la psicosi di questi tempi sul terrorismo, la gente comincia a agitarsi. Reazione naturale: la fuga. Ma non ci sono molte e ampie vie di fuga. Piazza San Carlo è un rettangolo lungo e stretto, circondato da portici. Le strade di accesso sono 6: i due sbocchi di via Roma, verso Nord Est e Sud Ovest e le quattro laterali, da Nord in senso orario, via Maria Vittoria, via Giolitti, via Alfieri, via Santa Teresa. Via Roma è abbastanza larga per consentire il passaggio di due auto per senso di marcia, le altre sono abbastanza strette, tanto che, tenuto conto dei parcheggi, sono a senso unico.

3. Sotto piazza San Carlo c’è un garage, in piazza c’è un accesso pedonale, protetto da una ringhiera. Sotto la pressione della folla, la ringhiera ha ceduto, cadendo nella rampa con un tremendo rumore. Raccontano  Ottavia Giustetti e Federica Cravero su Repubblica:

“Un volo di oltre tre metri farà i feriti più gravi della serata. “Non voglio morire”, si sente urlare”.

Non serviva altro per aumentare il panico.

4. Ecco che uno scemo a torno n**o, con un corposo zaino in spalla, si muove in mezzo alla folla come fosse un kamikaze in procinto di farsi saltare. Il video pubblicato sul Corriere della Sera è tragicomico. Forse voleva solo comunicare alla gente di stare calma, che non c’era pericolo. Ha ottenuto l’effetto opposto. Ottavia Giustetti su Repubblica descrive la scena così:

“E’ un ragazzo a petto n**o con lo zaino in spalla quello che, poco dopo il terzo gol del Real Madrid, ha contribuito a scatenare il panico in piazza San Carlo tra i tifosi che guardavano la partita sul maxi schermo. Ci sono alcuni video di emittenti televisive che lo hanno immortalato mentre crea il vuoto intorno a sé compiendo un gesto inspiegabile: immobile, senza maglietta addosso e con un vistoso zaino nero sulle spalle sta, in piedi, con le braccia aperte in una posizione che evoca quella di un kamikaze.

“Nel video si nota una ragazza che, mentre si crea il fuggi fuggi generale intorno al tifoso a petto n**o, si avvicina al ragazzo con lo zainetto e cerca di portarlo via. Un altro juventino lo abbraccia forse per far capire che non è un pericolo per nessuno”.

Vicino a lui, altri giovani, uno in maglia nera, uno con la maglia della Juventus. Non hanno l’aspetto dei terroristi. Ma ormai il danno è irreparabile.

5. Cocci di bottiglia e ultrà, una miscela esplosiva. Raccontano Ottavia Giustetti e Federica Cravero su Repubblica:

“Non appena la piazza inizia a svuotarsi quello che si apre alla vista è un tappeto verde di cocci di bottiglia, puzzolente di vino e di birra, che scricchiola sotto i piedi. Sembra assurdo ma è proprio quello che provocherà il numero maggiore di feriti: oltre mille sono coloro che perdendo le scarpe nella fuga si sono tagliati le piante dei piedi o si sono feriti cadendo. Le bottiglie sono state il vero reale danno. “Alcune ore prima del fischio d’inizio la piazza è stata invasa dai venditori di birre abusivi, con le bottiglie di vetro “, racconta un tifoso che era in piazza e conosce bene le dinamiche di curva.

“Un peso in questa scelta potrebbe averlo avuto la presenza, piuttosto numerosa, di ultrà bianconeri che non erano a Cardiff, ma avevano deciso di restare in città: “Hanno conquistato di prepotenza la guida del tifo, si sono installati sotto il maxi schermo e avevano di tutto, fumogeni, petardi ed erano loro a decidere cosa fare”.

“Più di un centinaio di ultrà, diffidati dalla questura di Torino si sarebbero trovati in piazza San Carlo, denuncia il tifoso: “La gestione dell’ordine pubblico era sfuggita di mano già un’ora e mezza prima della partita. Non si capiva chi controllava chi – racconta – Prima hanno fatto entrare i venditori abusivi, mentre dopo i disordini le forze dell’ordine, in particolare la polizia municipale, bloccavano l’accesso alla gente che voleva cercare i parenti feriti”.

“Secondo l’ex ultrà aver permesso a persone più volte segnalate alla Questura di partecipare all’evento ha aumentato i rischi, compresa la possibilità che dei petardi potessero scatenare il panico: “Fare andare in piazza cento persone che sono state diffidate per reati violenti di certo non ha aiutato – attacca – Questa secondo me è stata una scelta precisa, e una scelta sbagliata””.

È una cronaca esemplare, senza fronzoli né retorica. Che porta poi a inviduare le principali responsabilità nella gestione dell’ordine pubblico, la cui competenza, in casi come questo e senza ulteriori indicazioni da parte della Magistratura, punta sul Comune di Torinio e sul sindaco, Chiara Appendino. In tribuna a Cardiff.

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