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Marco Minniti Fouché italiano: “Chi imbratta un muro può essere obbligato a rimetterlo a posto. Cosa c’è di illiberale?”.

Marco Minniti Fouché italiano: "Chi imbratta un muro può essere obbligato a rimetterlo a posto. Cosa c'è di illiberale?".

Marco Minniti Fouché italiano: “Chi imbratta un muro può essere obbligato a rimetterlo a posto. Cosa c’è di illiberale?”. Foto ANSA / MATTEO BAZZI

Il ministro dell’Interno, Marco Minniti, si sta rivelando uno dei migliori ministri dell’Interno degli ultimi tempi, per le cose che fa e per quelle che dice. Ottimo fu anche Roberto Maroni, facilitato però dal fatto di fare parte di un governo di destra. Minniti è ministro di un governo di sinistra in cui il buonismo post Pci si coniuga con la indulgenza plenaria di Papa Francesco. Si potrebbe arrivare a soprannominare Minniti il Fouché italiano, anche se, per fortuna sua e nostra, mancano al suo curriculum gli eccessi sanguinari di cui Joseph Fouché si macchiò durante il Terrore. Ha in comune però la capacità di vedere, sopra gli ideali del suo partito di provenienza (quello dei giacobini il francese, il Pci l’italiano) gli interessi di stabilità e sicurezza senza i quali un Paese precipita nel caos. Fouché collezionò molti nemici, morì solo (ma non in miseria), sempre a testa alta, sempre con l’orgoglio di avere fatto prima di tutto l’interesse della Francia.

La storia dell’ Italia non ha i toni tragici della Francia rivoluzionaria. Da noi non si può parlare di rivoluzione ma di involuzione. Ma il disordine regna sovrano perché la lunga spirale involutiva di cui sono corresponsabili e complici destra e sinitra porta a svuotare di senso principi demodé come rispetto altrui, educazione, civiltà. La legge è un optional, tranne che per le multe.

Minniti non è Fouché come Gentiloni non è Talleyrand, ma ha avuto il coraggio di dire la verità. La verità che Minniti ha avuto il coraggio di dire è che ordine e legalità sono idee di sinistra, non sono esclusive della destra:

San raffaele

“Chi imbratta un muro può essere richiamato dal questore, su indicazione del sindaco, per rimetterlo a posto. Cosa c’è di illiberale?”.

Le cose che dice sono concetti da statista:

“Il decreto sulla sicurezza urbana non è una misura di emergenza. È esattamente l’opposto. Come quella sull’immigrazione. Penso che sulla sicurezza e sull’ immigrazione le cose che non funzionano siano quelle decise sul terreno dell’emergenza.

“L’emergenza dà cattivi consigli, ti porta sempre a misurarti con una cosa che esplode, e tu cerchi di tamponare. Su questi temi noi invece abbiamo bisogno di una visione, di un progetto”

In Italia siamo vissuti nella cultura della emergenza fin dai tempi del terrorismo, quando un apparato di polizia privo di mezzi e di norme adeguate ai tempi, oltre che di copertura politica, fu dotato, in nome dell’emergenza, di poteri straordinari che in prospettiva hanno fatto anche dei danni.

In un incontro a Pescara, sul tema della sicurezza, con i sindaci abruzzesi, presente il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, Minniti ha sottolineato che

“per garantire un livello più elevato di sicurezza occorre pensare ad un’alleanza strategica tra Stato nazionale e poteri locali”. Il problema “non è quello di aumentare le pena ma l’effettività della pena”.

C’è poi bisogno di

“un rapporto strategico con il territorio, con la Regione, con la Provincia, con i sindaci. Questa alleanza ha una ragione di fondo e sta nel fatto che dobbiamo rimettere in moto una revisione del modello di sicurezza del nostro Paese. Un modello che naturalmente ha funzionato negli anni e che tuttavia e va ulteriormente migliorato”.

 

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