Blitz quotidiano
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C’ è una flotta schierata ma non ferma i migranti, perché?

ROMA – Migranti, cosa ci fa una intera flotta schierata per fermare gli sbarchi, invece ridotta a fare da croce rossa? Una intervista a un ammiraglio e un articolo di un ex grand commis dello Stato mettono a l’impotenza dei militari di fronte alla ambiguità dei politici, strattonati fra le opposte spinte di buonismo ultra cristiano e assoluta chiusura ultra reazionaria. Emergono anche la ambiguità e le ipocrisie dei politici europei, il cui problema non è umanitario, ma solo di non venire a contatto fisico con la massa dei disperati che cerca un futuro migliore in Europa. Se nel loro Paese d’origine di scannano, ai Governi europei importa poco, anche se hanno la coscienza sporca per avere istigato, spinti da bassi, biechi e inconfessabili interessi, le varie primavere arabe. Ma se si buttano in mare per raggiungere a nuoto le sponde europee, allora scatta il senso di colpa e li fanno entrare.

Intervistato da Gianluca Di Feo per Repubblica, l’ammiraglio Enrico Credendino rivela l’impotenza e la contraddizione intrinseca di una “inedita operazione militare con finalità umanitarie”, che non respinge ma soccorre i clandestini.

Domenico Cacopardo, su Italia Oggi, ha individuato con precisione i guai in Europa e l’unica strada da seguire. Se “non può dire «No» ai disperati”, è però indispensabile “dire un «Sì» condizionato” .

Gianluca Di Feo presenta il suo intervistato così:

L’ammiraglio Enrico Credendino da un anno comanda la flotta europea che combatte i trafficanti di uomini, un’inedita operazione militare con finalità umanitarie. […] Credendino ha 53 anni ed è un veterano: in passato ha guidato le navi dell’Unione impegnate nella lotta ai pirati somali e gestito la pianificazione di Mare Nostrum, con il salvataggio di 150 mila persone. Oggi ai suoi ordini ci sono la portaerei Cavour, quattro fregate e 1.500 militari di 24 paesi, incluse nazioni senza mare come Austria e Lussemburgo. […]  Inoltre ci sono otto vedette pronte alla consegna, che erano state allestite dall’Italia per il governo libico prima dello scoppio della guerra civile”.

In queste parole dell’amm. Credendino c’è “la contraddizion che nol consente”:

“Noi applichiamo in maniera rigorosa il principio del “non respingimento” e quindi i migranti non verranno riportati in Libia. La soluzione a lungo termine non potrà che essere un accordo globale tra Ue e Libia, ma prima è necessario che il paese torni alla stabilità. Quello che va capito è dove porteremo gli scafisti presi nelle acque interne, perché bisogna definire bene il quadro legale e le condizioni di detenzione”.

La Libia, spiega Credendino,

“è una Somalia nel cuore del Mediterraneo: solo con la stabilizzazione del Paese potremo bloccare i trafficanti. Il nuovo governo sta facendo i primi passi in questa direzione e la rinascita della guardia costiera sarà un segnale importante. In quattordici settimane possiamo formare i primi cento uomini, in acque internazionali, trasformando una nostra nave in scuola. Inoltre ci sono otto vedette pronte alla consegna, che erano state allestite dall’Italia per il governo libico prima dello scoppio della guerra civile. Certo, avremo bisogno di nuovi mezzi e personale qualificato ma, quando arriverà l’ordine definitivo da Bruxelles, potremo muoverci in tempi brevi: in tre-quattro mesi i libici saranno in grado di agire autonomamente”.

Qui c’è tutta la ambiguità europea. Non si spera che la Libia si stabilizzi affinché i libici smettano di venire in Europa. Si spera che la Libia si stabilizzi perché chiuda i varchi ai disperati di Africa e Medio Oriente.

La conclusione di Domenico Cacopardo è che l’Europa

“non può dire «No» ai disperati. Ma deve dire un «Sì», condizionato all’adesione ai suoi principi di libertà civile, e a un realistico piano di assorbimento di nuovi venuti e di sostegno dei paesi d’emigrazione. Il resto è utopia che giova solo ai nemici della democrazia e dell’Europa”.

All’origine ci sono “due errori contestuali e, purtroppo, per le loro conseguenze, convergenti:

1. una politica economica restrittiva (il «Fiscal compact», approvato entusiasticamente anche dall’Italia governata da Mario Monti) ha accentuato le difficoltà e i problemi dei paesi alle prese con una crisi economica iniziata nel 2008 e ancora in corso. […] Le ultime misure decise per la Grecia non ci possono tranquillizzare dato che aggraveranno le condizioni di vita dei cittadini, l’economia e lo stato sociale, in omaggio a un feticcio irrealistico come il pareggio di bilancio;

2. una politica dell’immigrazione e dei rifugiati incerta e ondivaga, nella quale ha assunto specifiche responsabilità Angela Merkel, con l’unilaterale ammissione di un milione di siriani l’anno per cinque anni, che ha accentuato l’ondata migratoria. Le regole avrebbero voluto che la decisione fosse concordata con Bruxelles e che, in quella sede fossero definiti gli impegni di tutti i governi della comunità. La verità vera è che le nazioni sono tutte eguali, ma una, la Germania, è più eguale delle altre, in modo che le politiche tedesche, molto miopi e troppo legate ai desideri dei bottegai di Monaco di Baviera, danneggiano gli altri e conducono l’Europa sulla via del disfacimento”.