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Migranti, ribaltone in Curia, il card. Bassetti (Cei), oscura il segretario Galantino

Il presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti

Il presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti nella foto Ansa

ROMA – La crisi dei migranti manda in tilt anche la Chiesa. Il nuovo presidente della Commissione episcopale italiana, cardinale Gualtiero Bassetti, ha preso una netta posizione sulla “necessità di un’etica della responsabilità e del rispetto della legge».

È, commenta Andrea Tornelli sulla Stampa di Torino, “il sintomo di una preoccupazione condivisa dai vertici della Conferenza episcopale italiana e anche dalla Santa Sede”.

Ma forse c’è qualcosa di più, un cambio di rotta dei vertici della Chiesa italiana. Il vecchio presidente della Cei, il genovese Angelo Bagnasco, non pare godesse del favore di Bergoglio. Così la voce della Cei è stata espressa, negli ultimi 3 anni, da un vescovo meridionale, Nunzio Galantino, nato a Cerignola (Foggia) e in cattedra a Cassano sullo Ionio. Le sue uscite, improntate a un sinistrismo un po’ vetero e di maniera, avevano irritato parecchio specie a destra.

Probabilmente i vescovi non erano molto d’accordo con questa virata troppo franscescana. Loro stanno sul territorio, sentono gli impulsi dei parroci che recepiscono i malumori e le preoccupazioni dei loro greggi. Tutti buoni cristiani, che però gli ricordano come anche Gesù, un bel giorno, perse la pazienza e prese un bastone…Le legge è legge, a Dio quel che è di Dio, ma a Cesare quel che è di Cesare.

Ovviamente Bassetti si è mosso e ha parlato da prete, mettendo avanti “il più netto rifiuto a ogni forma di schiavitù moderna”.

Proprio ieri la polizia inglese ha lanciato un allarme schiavitù  in tutte le forme. C’è chi ricorda che nei monasteri c’erano schiavi ancora mille anni dopo la morte di Cristo. Ma quella è acqua passata.

La conferma alle preoccupazioni che potrebbero avere indotto la presa di posizione del card. Bassetti sembra venire proprio da Genova, la diocesi del suo predecessore alla Cei Bagnasco. Bagnasco esorta i parrochi di aprire ai profughi. Ma il Secolo XIX rivela che a Genova, solo 7 parrocchie su 278 ospitano migranti

 

 

 

 

 

 

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