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Migranti: Papa Francesco a Lesbo. I bei gesti che illudono

ROMA – Migranti: Papa Francesco a Lesbo. I bei gesti che illudono. E’ giunta anche la conferma del patriarcato ortodosso di Costantinopoli. Papa Francesco e il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, capo spirituale dell’Ortodossia, visiteranno insieme “a brevissimo” i migranti sull’isola greca di Lesbo. Un “bel gesto”, spiegano in Vaticano per portare la sua vicinanza e il suo sostegno ai profughi e ai migranti e la solidarietà agli abitanti dell’isola gravati dal difficile impegno dell’accoglienza.

Un nuovo, grande gesto, quello di Francesco, come già ha dimostrato in più occasioni, come la visita a Lampedusa dell’8 luglio 2013, in assoluto il suo primo viaggio da Papa, come la messa celebrata a Ciudad Juarez, al confine tra Messico e Stati Uniti, il 17 febbraio scorso, o come la messa “in coena Domini” dell’ultimo Giovedì Santo, il 24 marzo, in cui al Cara di Castelnuovo di Porto si è inginocchiato a baciare e lavare i piedi ai profughi lì ospitati.

Un bel gesto soprattutto politico (a parte quello ecumenico di riavvicinamento con i cugini ortodossi di cui il breve incontro all’aeroporto di L’Avana con il patriarca di tutte le Russie Kirill è stato un assaggio). Politico perché contrario a metodo e merito dell’accordo sui respingimenti raggiunto nel difficile compromesso tra un’Europa che sui migranti rischiava di disintegrarsi e la refrattaria Turchia che acconsente – previo salato indennizzo di 6 miliardi di euro –  al trattenimento nei suoi confini dei profughi che premono dall’est martoriato (2 milioni).

Impossibile polemizzare con il Pontefice, anche quando ingerisce pesantemente sulle cose del mondo affidate ai tutt’altro che perfetti uomini di Stato e ai cittadini elettori che li scelgono. Non può far altro: per missione pastorale, vocazione ecumenica, diremmo per ragione sociale, non può che spendere parole di solidarietà e incoraggiamento contro tutti i Salvini del mondo (dopo Lampedusa chiese polemicamente quanti profughi fossero accolti in Vaticano).

Tuttavia, sommessamente, fuor di retorica, il bel gesto può facilmente risolversi ed esser compreso come un generoso spot all’accoglienza, un invito a lasciar le proprie cose, dar fondo a tutti i risparmi  e imbarcarsi in una odissea che comincia in mare e prosegue in un campo profughi. Dei 2 milioni stipati come carne da macello nei campi turchi, solo 70mila l’anno riceveranno il sospirato asilo in uno dei paesi Ue. I restanti, un milione e 930mila profughi, sono vittime della guerra, del fondamentalismo, dell’ignavia occidentale (anche, certo). E della pubblicità ingannevole che illude le moltitudini disperate su un paradiso in Terra che non esiste.