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Monti parla e le riforme restano parole. E la democrazia? Noioso adempimento

scipione l'africano

Scipione l’Africano

Mario Monti ne dice una al giorno, apre al Pdl, poi non vuole Berlusconi, poi apre al Pd, ma non vuole Vendola, poi non apre a nessuno e dice che vuole fare il primo ministro anche se non vince le elezioni, Dio lo vuole, poi ci descrive davanti al resto del mondo come un ammasso di lestofanti, poi fa discorsi che in qualsiasi altro paese del mondo farebbero scattare la magistratura perché sono la premessa ideologica alla negazione della democrazia, anzi del suo sovvertimento, e che anche da noi in altri tempi, avrebbero provocato reazioni indignate.

Intanto c’è chi nota che dalla sua Agenda la parola democrazia è scomparsa.

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Forse nessuno ci fa caso perché ci siamo abituati alle battute stile Beppe Grillo. Ma lui non è Beppe Grillo, è un signore che ancora è capo del Governo, che si presenta come il salvatore della Patria. Ai tempi antichi, un vero salvatore della Patria come Scipione l’Africano fu mandato in esilio perché si era un po’ troppo montato la testa.

Ma alle frasi di Monti, che fanno gelare il sangue, pochi danno peso, un po’ perché da Cossiga in avanti, via Bossi e Berlusconi fino a Grillo, siamo stati abituati al peggio, e poi perché in fondo si sa che ha salvato ben poco. Anzi, il Sole 24 Ore di domenica 27 gennaio 2013 scrive che anche il decreto Salva Italia è rimasto in gran parte sulla carta, promesse  non realizzate.

Questo lo fa apparire innocuo, so’ ragazzi, se ne dicono tante di cose. Sperem, dicono in Lombardia.

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