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Papa Francesco e quelle nomine sbagliate: il cardinal Pell, la Chaouqui, il revisore

Papa Francesco e quelle nomine sbagliate: il cardinal Pell, la Chaouqui, il revisore

Papa Francesco e quelle nomine sbagliate: il cardinal Pell, la Chaouqui, il revisore

ROMA – Papa Francesco e quelle nomine sbagliate: il cardinal Pell, la Chaouqui, il revisore. Il cardinale George Pell, il più in alto tra le gerarchie ecclesiastiche raggiunto da un’incriminazione per abusi s******i, è Prefetto della Segreteria per l’Economia della Santa Sede, il super-dicastero delle finanze vaticane, ed è uno dei porporati più in vista del Collegio cardinalizio. L’anno dopo, il 24 febbraio 2014, è stato designato Prefetto della neo istituita Segreteria per l’Economia della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano.

Cioè Pell era una specie di braccio destro di Papa Francesco nelle cose di economia. Cui adesso si rimprovera di averlo nominato per incarichi così importanti: ora che dovrà vedersela con un tribunale per i presunti abusi, lo ha messo in congedo (“per meglio difendersi”) ma sembra un po’ tardi, di abusi s******i e di copertura di preti p******i in Australia se ne parla da molto tempo prima che fosse promosso e portato in Vaticano a stretto contatto con il Papa.

E’ vero che proprio Francesco ha concesso una finora inedita discussione teologica sulla validità dogmatica dell’infallibilità del pontefice romano, tuttavia la nomina di Pell non è l’unico sbaglio che ha danneggiato l’immagine della Chiesa cattolica.

Clamorosa fu quella, risalente a quattro anni fa, della pr italo-marocchina Francesca Immacolata Chaouqui all’interno della Cosea, la Commissione di monitoraggio sui tagli di spesa in Vaticano. E non solo per la sua vicinanza a monsignor Lucio Vallejo Balda, il segretario della Prefettura degli affari economici legato all’Opus Dei.

[…]  Entrambi il 31 ottobre 2015 vennero arrestati dalla Gendarmeria vaticana nell’ambito dell’inchiesta Vatileaks 2. Ritenuti colpevoli di aver divulgato documenti segreti, Chaouqui e Balda saranno condannati rispettivamente a dieci e a diciotto mesi di carcere. (Giovanni Panettiere, Quotidiano.net)

Per non parlare del  revisore generale, Libero Milone, il “controllore dei controllori”, un manager nominato in quel ruolo nel maggio 2015 da Bergoglio e dimessosi a sorpresa rinnovando la fama di un Vaticano come covo di intrighi e misteri tanto cara a una certa letteratura complottista alla Dan Brown.

L’economia è una materia da maneggiare con cura, non la insegnano in seminario, tanto più che il denaro è ancora sinistramente associato al demonio, a parte la Segreteria per l’Economia della Santa Sede, si intende. Certo il Vangelo aiuterebbe: a proposito di pensioni e tasse, Bergoglio ha sfiorato l’anatema per i cattivoni che difendono il frutto del loro lavoro. Gesù Cristo insegnava che, in tema di tributi, bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare et cetera et cetera.

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