Blitz quotidiano
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Pensioni. Tito Boeri bastona i padri per illudere i figli

ROMA – Pensioni. Tito Boeri bastona i padri per illudere i figli. Il presidente Inps Tito Boeri, interpellato sul dato delle 500mila persone in pensione da oltre 36 anni, torna sul tema del contributo di solidarietà: “Siccome son state fatte delle concessioni eccessive in passato e queste concessioni eccessive oggi pesano sulle spalle dei contribuenti, credo che sarebbe opportuno andare per importi elevati a chiedere un contributo di solidarietà per i più giovani e anche per facilitare e rendere più facile anche a livello europeo questa uscita flessibile”.

Trascuriamo un attimo l’eccezionale attivismo del presidente dell’Inps che continua a promuovere riforme, sollecitare contributi di solidarietà, perorare uscite flessibili senza un mandato politico (per il quale dovrebbe procurarsi i voti o un incarico da Renzi) invece di limitarsi a fornire  – giustamente – il capitale di competenza statistica dell’ente che presiede.

Boeri sembra ergersi piuttosto ad arbitro morale mentre dice di voler bastonare i padri “ricchi”: ma può farlo solo assumendo come tali i titolari di pensione a 1700 euro lordi e non quelli a 5mila i quali, va ricordato sono già bastonati con il supplemento solidale di cui si discute semmai il rinnovo. E intanto bastona anche i figli illudendoli che quel contributo farà lievitare le loro pensioni future (perché anche se dice che 750 euro di media delle pensioni non è poco, con il calcolo tutto contributivo si alleggeriranno di un altro 30%, a Dio non piacendo).

Spara sulle presunte iniquità distributive di quanti hanno beneficiato legittimamente (non si sono visti lavoratori puntare la pistola alla tempia dei governanti) delle esecrate baby-pensioni (al netto di una lettura storica superficiale perché anche quello, sia pur distorto e clientelare, era welfare, anche quello era incentivo al ricambio generazionale tra gli occupati).

Dimenticando fra l’altro che un sistema previdenziale è il frutto di volontà politiche incrociate alle evidenze attuariali che con la tanto sbandierata equità astratta e falsamente progressista poco c’entrano visto che non c’è nessuno in Italia che prende quanto ha versato di contributi. Senza contare quei dieci miliardi di mancate rivalutazioni che dalla crisi in poi sono stati prelevati al bancomat pensioni per ridurre il debito pubblico invece che destinarli ai correttivi necessari.

Si comporta quindi come quell’arbitro di calcio che per rimediare a un errore commesso ai danni di una squadra, rimedia con un altro errore ai danni dell’altra (affibbiando l’onere della riparazione a chi ha lavorato il doppio dei beneficiati e contribuito di conseguenza). Quell’arbitro sbaglia due volte.