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Perché i giornali sono in crisi? Ascoltate i video e un dubbio vi verrà

Perché i giornali sono in crisi? Ascoltate i video e un dubbio vi verrà. Nella foto, un manifesto pubblicitario della Stampa di un secolo fa: il giornale vendeva grosso modo tante copie come oggi

Perché i giornali sono in crisi? Le cause sono tante, le ipotesi e i dibattiti si sprecano. Un dubbio però viene, leggendo i titoli della serie di interviste che la Stampa di Torino ha registrato in occasione dei suoi 150 anni. Fa un po’ triste ricordare che un secolo fa, quando Alfredo Frassati lasciò la direzione della Stampa per ordine di Mussolini, il giornale tirava 176.000 copie. Nello scorso febbraio 2017, la Stampa ha tirato 211.855 per venderne 120.714.

Le interviste sono state condotte con i direttori della Stampa, quello attuale e quelli del passato che sono ancora vivi.

Per le cose che dicono, almeno stando ai titoli, se le avessero scritte all’esame da giornalista sarebbero stati bocciati. Invece hanno fatto tutti una bella carriera, dirigendo giornali come Repubblica e il Corriere della Sera.

Si può obiettare che i titoli chissà chi li ha fatti, i direttori non c’entrano. Vero è però che se non li avessero trovati rispondenti al loro pensiero li avrebbero fatti cambiare. E poi un conto sono le parole più o meno in libertà di un articolo, di una intervista, di un intervento a un dibattito, un conto è l’azione dei direttori sul lavoro degli altri, sulla organizzazione delle pagine e dei contenuti.

Vien sempre da pensare a San Paolo, che scrisse parole che vi sfido a dire che le avete capite, proprio come alcuni articoli di costoro, eppure fondò una religione che è, almeno ancora per un po’, la più diffusa al mondo.

Qui sotto vi riporto i titoli della serie della Stampa. Non riporto i nomi degli intervistati. Non sono in ordine di tempo né di importanza. Random. Se siete incuriositi, cliccate e andate a scorprire chi lo ha detto. Sono tutti brava gente, forse semplicemente non sono stati messi nelle condizioni di dare il meglio di se stessi. “Up to a point”, replicherebbe il capo degli Esteri del Daily Beast a Lord Copper, direttore e padrone del giornale.

“Il futuro è legato alla capacità di raccontare i temi internazionali”. Chi lo ha detto?

“Il giornale organizza le notizie e le trasforma in conoscenza”  Chi lo ha detto?

“Lunga vita al quotidiano di carta, farci amare è nostro compito”  Chi lo ha detto?

“La sfida del futuro è dare prova della necessità del giornalismo”  Chi lo ha detto

“I giornali non devono mai inginocchiarsi alla politica”  Chi lo ha detto?

“Il momento più difficile? La scelta sulla foto del piccolo Aylan”  Chi lo ha detto?

“La storia accelera e la sfida è moltiplicare i contenuti di qualità”  Chi lo ha detto?

Intendiamoci, magari le interviste contengono rivelazioni che nemmeno Mosé o Maometto riuscirono a ottenere. Ascoltando un po’ casualmente, l’impressione non è quella. Ma non disperiamo…

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