Blitz quotidiano
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Petaloso sì, chiesimo no. Neologismi? valga la par condicio

ROMA – Petaloso sì, chiesimo no, perché. Siamo in Italia: ci esaltiamo per un bambino che la maestra vorrebbe accademico della Crusca subito e danniamo un errore in un tweet di un uomo politico di primo piano, errore chiaramente fatto da un assistente e di cui si può incolpare la fretta, non certo l’ignoranza.

Abbiamo promosso eroe della lingua il bambino del petaloso, e anzi quelli della Crusca, confermando una certa pleonasticità, quasi lo laureavano e abbiamo ignorato che già 30 anni fa Giorgio Forattini aveva contribuito al successo della Fiat Uno definendola “risparmiosa”. Ignorando anche, come ricorda Dagospia alle nostre cattive coscienze, che “quando Forattini si inventò risparmiosa per la Fiat Uno, definirono quella pubblicità vomitosa”.
Petaloso, peraltro, se da un lato echeggia una specie di baby-talk con desinenza oso, tipo fluffoso, fuffoso, da sempre in uso fra le persone meno evolute linguisticamente ma con pretese di scalata sociale, in molti anziani ha suscitato imbarazzo e fastidio, integrando perfettamente una espressione tipo “nonno petaloso” che sembra reincarnare il re Priamo nella Eneide di Niccolò Bacigalupo.
E poi quel piccolo candidato al premioNobel, non è stato nemmeno il primo a usare la parola “petaloso”. L’aggettivo petaloso è già esistito, ci ricorda sul Corriere della Sera Alessandra Dal Monte:
“Non come parola di uso comune in italiano ma in diversi trattati di botanica del Seicento. La segnalazione arriva via Twitter da Victor Rafael Veronesi, trentenne appassionato di arte e storia che ha recuperato un antico testo del botanico e farmacista inglese James Petiver in cui il fiore del peperoncino, la pimenta, viene definito «petaloso».
Si tratta del libro Centuriae Decem Rariora Naturae, un registro di specie animali, vegetali e fossili scritto tra il 1693 e il 1703 con termini latini e italiani. Un precedente curioso, soprattutto perché l’autore Petiver era considerato un bravo botanico ma un pessimo latinista: nonostante fosse membro della Royal Society, la prestigiosa associazione scientifica britannica, i colleghi lo accusavano di non padroneggiare del tutto la lingua degli eruditi. Insomma, anche nel suo caso petaloso potrebbe essere stato un simpatico errore”.
Ora a Maurizio Gasparri, politico di lungo corso e buon conoscitore della lingua italiana, dovrebbe avere riconosciuto un merito, quello di avere coniato un neologismo: chiesimo che sta per chiedemmo, innova crasi fra chiesi e appunto chiedemmo.
Invece di tributargli lodi e onori, magari, se non a lui, allo gnomo o alla gnoma che ha coniato il neologismo, si sono scatenati gli anonimi del web, tutti leoni dell’insulto, che spesso scattano alla seconda frase, senza nemmeno arrivare al fondo, perché sono tutti fratelli di Beppe Grillo,
Meglio non prenderli sul serio. Come le consultazioni on line di Beppe Grillo, loro sembrano tanti, ma noi siamo milioni.