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Prescrizione, Imu: la quinta colonna colpisce da Bruxelles il Governo Gentiloni e il Pd

Prescrizione, Imu: la quinta colonna colpisce da Bruxelles il Governo Gentiloni e il Pd

Prescrizione, Imu: la quinta colonna colpisce da Bruxelles il Governo Gentiloni e il Pd

Gentiloni vs Gentiloni. Ma a sua insaputa. Non è il remake del film Kramer vs Kramer, che rese famosa Meryl Streep. Era la storia di una vertenza giudiziaria fra marito e moglie. Oggi invece abbiamo assistito a un nuovo film, un Governo che agisce contro se stesso. O meglio una quinta colonna, ai piani alti della burocrazia governativa, che agisce per mandarlo in crisi. Un pezzo del Governo, o, meglio, la burocrazia sottostante, vuole nuove tasse ma non ha il coraggio di dirlo apertamente. Così se lo fa chiedere da Bruxelles. Ma il Governo, la parte che sta sopra, non ne sa niente e respinge sprezzante l’idea. È già successo ai tempi di Berlusconi, con la riforma delle pensioni e sappiamo come andò a finire. Almeno, con Berlusconi, tutto fa pensare che fu lui stesso a farsi chiedere la riforma, per convincere il suo alleato Umberto Bossi della Lega. Non ci riuscì e cadde.

Ora invece è peggio. Ci sono dei funzionari pubblici che, ben nascosti e protetti, lavorano contro il loro Governo. Che senso ha il ripristino della Imu solo per i “ricchi”? Sarebbe una iniziativa di pura demagogia comunista, fatta per allontanare dal Pd  i ceti medi.

La prova di questa teoria un po’ complottista è in una frase contenuta nel documento delle “raccomandazioni” formulate dalla Unione Europea al Governo italiano in data odierna, 22 maggio 2017. La frase non riguarda le tasse, ma la durata della prescrizione. Cosa cambia ai fini del pareggio di bilancio se la prescrizione si allunga o no? Può servire a combattere la corruzione in Italia? Ma siete sicuri che l’ Italia sia davvero un Paese così corrotto come dicono? Ma li leggete i giornali inglesi, francesi o americani? E in ogni caso: cosa c’entra la durata della prescrizione con i conti di Bruxelles?

Leggete, per farci una riflessione, queste righe qua sotto, pubblicate dal sito Cronaca Oggi, Notizie da Italia e mondo scelte da Marco Benedetto.

“Tasse, sempre tasse, sempre più tasse. E allungamento della prescrizione al giorno del mai. Ecco cosa chiede la Unione Europea all’ Italia.

Torna la Imu sulla prima casa (ma solo per i “ricchi”, cioè tutti voi). Mancano 10 miliardi di euro all’appello, e in Europa chiedono il conto.

Le raccomandazioni dei burocrati che da Bruxelles imperversano, a spese nostre, sulle nostre vite, sono state diffuse a metà mattinata di lunedì 22 maggio 2017. Come si era pensato ai tempi di Berlusconi, che la famosa lettera da Bruxelles se la era scritta lui da solo (e poi Brunetta confermò), anche questa volta viene il dubbio che queste “raccomandazioni” ai Paesi siano scritte almeno a quattro mani, quelle dei funzionari di Bruxelles e quelle del Governo interessato. La questione della prescrizione sembra proprio la prova provata.

I magistrati italiani non riescono ad allungare i termini per via parlamentare. Appare probabile che il ministro Andrea Orlando, che a quella corrente di pensiero appartiene, sia riuscito a fare inserire la richiesta nella lista della spesa europea. Da Bruxelles chiedono infatti di “aumentare la lotta contro la corruzione, in particolare rivedendo lo statuto delle limitazioni”. Si tratta di una pessima traduzione in italiano, che però nasconde un po’ il tema, lacerante per i partiti: vuol dire allungamento della prescrizione. Ci si sono scannati, senza esito, per mesi, dentro la stessa maggioranza di Governo.

Per il resto, le raccomandazioni contengono poche amare certezze: nuove tasse. Infatti la Ue chiede di “spostare il carico fiscale dai fattori produttivi a tasse meno dannose per la crescita”.

Poi tante parole vane: chiedono al Governo italiano di “rafforzare la ripresa” e “assicurare la sostenibilità dei conti”: di “riformare il catasto” (ma non ci avevano venduto che l’avevano già riformato?); di “ridurre la lunghezza dei processi della giustizia civile tramite un’efficace gestione dei casi e regole che assicurino la disciplina della procedura”.

Dulcis in fundo, Bruxelles chiede il “completamento della riforma del pubblico impiego” e di “migliorare l’efficienza delle aziende pubbliche””.

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