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In quali città si muore di più per inquinamento? Ma è vero?

Nelle grandi città si muore di più per inquinamento? Quali?

Milano avvolta dallo smog. Dicono che a Milano si muore, ma come dice la canzone, vengono tutti a Milano

ROMA – Roma, Firenze, Napoli, Bologna, Cagliari sono davvero le città in Italia dove è più facile morire per inquinamento, come scrive su “Il papavero rosso” Federica Campilongo.  E con Venezia come la mettiamo? È proprio vero? È vero se si crede che l’inquinamento faccia morire e che essendo le grandi città più inquinate delle campagne o dei monti e quindi per deduzione in città si muore di più. Ma nessuno finora lo ha dimostrato. L’elenco è il punto di arrivo di una serie di deduzioni che partono da dati non certi ma stimati, fanno due più due e concludono che…

Il caso è un piccolo capolavoro di corto circuito mediatico, da studiare. Si parte da un rapporto di una agenzia europea sull’ambiente, cui sono stati poi collegati dati di dettaglio sull’inquinamento in Italia: il sillogismo è perfetto. Se l’Italia è il Paese dove si muove di più per inquinamento, se tanti muoiono in Italia per inquinamento, se le città dove l’inquinamento è maggiore sono queste, se ne deduce che sono i posti dove si rischia di morire e si muore di più.

Vero o non vero, dunque? Un po’ sì e un po’ no: se si crede che l’aria inquinata faccia male è vero. Ma è come dire che mangiare troppo fa morire e andando in macchina si può morire. Quanto faccia male e quante morti siano dovute all’ inquinamento, qui siamo nel mondo delle ipotesi, delle stime e scivoliamo rapidamente in una forma di terrorismo ambientalista che giustifica fondi e finanziamenti ma non risolve i problemi più di tanto, anzi spinge in direzione opposta, quella di un atteggiamento anti industriale che capovolge la realtà. È solo da quando gli uomini hanno beneficiato dello sviluppo industriale che le condizioni di vita sono migliorate e la vita media ha preso a crescere. Ci sono aspetti negativi, c’è l’inquinamento: perché però una volta che il mondo era così pulito e bello si moriva prima?

Viene in mente una vecchia canzone, “O mia bela Madunina”:

“Canten tüti “Lontan de Napoli se moeur”/ma po vegnen chi a Milan”.

All’origine di tutto c’è un rapporto, quello del 2015, della Agenzia europea dell’ambiente (Aea, o Eea se si usa la sigla del termine inglese), che come ogni anno elenca i disastri del mondo. Un maligno penserebbe che la prosperità dell’Agenzia dipende dall’allarme che riesce a suscitare, ma dobbiamo invece pensare che sono tutti scienziati preoccupati del nostro benessere. Il rapporto è di difficile lettura, ma una cosa si vede bene, che l’Italia è il Paese in Europa dove si muore per inquinamento. Non indica alcuna città, ma tanto basta per scriverci su.

Da dove deriva questa convinzione? Dalle statistiche mortuarie degli obitori? Dai referti medici di morte? No. Da una serie di stime, estrapolazioni, valutazioni in base alle quali si sostiene che l’ Italia, in base ai parametri Aea, è

“il Paese che registra più morti prematuri a causa dell’inquinamento dell’aria tra quelli dell’Unione Europea. Un primato non certo felice. Nel 2012 su 491mila morti di questo tipo nell’Ue, 84.400 erano ‘italiani’, con una media 231 al giorno. Noi italiani poi rappresentiamo circa il 10% dei cittadini dell’Unione, ma registriamo percentualmente circa il doppio delle morti da inquinamento e, l’area più colpita del Belpaese, è quella della Pianura Padana: tra Brescia, Monza, Milano e fino anche a Torino”

e che

“considerando la soglia ben più bassa raccomandata dall’Oms di 10 microgrammi per metro cubo, il quadro italiano peggiora sensibilmente, a partire da altre grandi città come Roma, Firenze, Napoli, Bologna, arrivando fino a Cagliari”.

Il dato, avverte Elena Tebano sul Corriere della Sera,

“è sconcertante, tanto che la ministra della Salute Beatrice Lorenzin ha detto che lo farà verificare all’Istituto superiore di Sanità”.

Senza tener conto della Lorenzin, deduce Federica Campilongo che in Italia

“si muore prematuramente di inquinamento più che negli altri Paesi dell’Unione Europea. Una medaglia nera attribuita a seguito dello studio dei decessi prematuri registrati negli ultimi anni. Un primo posto che segna il record assoluto in Europa: nel nostro Paese l’inquinamento dell’aria è causa di migliaia di giovani morti”.

Chissà perché di inquinamento muoiono solo i giovani e non gli anziani. Forse dipende dal fatto che Federica Campilongo ha 26 anni e a quell’età uno di 40 anni lo vedi già vecchio, come Enea con Anchise. Spiega ancora:

“Stando agli esperti dell’Agenzia europea dell’ambiente i decessi sarebbero riconducibili principalemtne a tre fattori: le micro polveri sottili (Pm2.5), il biossido di azoto (NO2) e l’ozono, quello nei bassi strati dell’atmosfera (O3). Lo studio attribuisce rispettivamente 59.500, 21.600 e 3.300 morti premature in Italia. Il bilancio più grave quindi se lo aggiudicano le micropolveri sottili: le quali provocherebbero 403mila vittime nell’Ue e 432mila nel complesso dei 40 Paesi considerati dallo studio.

“Anche il biossido di azoto e l’ozono giocano un ruolo importante: il primo è responsabile di circa 72mila vittime precoci, il secondo di 16mila nei 28 Paesi Ue e di 75mila e 17mila per i 40 Paesi”.

Poi si passa ai dati italiani. Qui risiede l’origine dell’allarme:

“Andando ad analizzare le aree geografiche italiane più colpite, la zona maggiormente interessata dalle polveri sottili è la Pianura Padana, con Brescia, Monza, Milano, ma anche Torino, che oltrepassano il limite fissato a livello Ue di una concentrazione media annua di 25 microgrammi per metro cubo d’aria, sfiorata invece da Venezia. Il quadro italiano peggiora sensibilmente se invece si prende come punto di riferimento la soglia ben più bassa raccomandata dall’Oms di 10 microgrammi per metro cubo: Roma, Firenze, Napoli, Bologna, Cagliari le città peggiori”.

All’origine della catena di inquinamento mediatico che abbiamo appena tracciato, c’è un articolo di Elena Tebano sul Corriere della Sera del 1 dicembre 2015, matrice di tutti gli altri, numerosi, sul tema.

Ecco il punto che ha generato il corto circuito. In Italia, scrive Elena Tebano,

“la zona più colpita è la Pianura Padana. A Brescia, Monza, Milano e Torino nel 2013 la concentrazione media annua di Pm2,5 ha oltrepassato il limite fissato a livello Ue di 25 microgrammi per metro cubo d’aria (sfiorato anche da Venezia). L’elenco delle città troppo inquinate si fa più numeroso se si considera invece la soglia di rischio per la salute individuata dall’Organizzazione mondiale della sanità (molto più bassa): 10 microgrammi per metro cubo. La superano molti capoluoghi, a partire dai più grandi come Roma, Firenze, Napoli, Bologna, arrivando fino a Cagliari.

Elena Tebano ha sentito Alessandro Bigi, ingegnere ambientale e ricercatore dell’Università di Modena e Reggio Emilia , che spiega:

“Nella Pianura Padana c’è un problema dovuto alla topografia: i gas inquinanti non riescono a disperdersi e invecchiano nell’atmosfera trasformandosi in polveri sottili. Costituiscono fino al 40% delle Pm2,5 che respiriamo d’inverno. Se negli ultimi dieci anni la situazione è migliorata grazie alle misure per ridurre le emissioni dirette, come i filtri ai camini industriali o ai diesel, le nuove sfide sono le micropolveri di derivazione secondaria e l’ozono che si forma d’estate, quando la Pianura Padana diventa un grande reattore chimico. Le loro fonti principali sono riscaldamento delle case e traffico”.

Chiosa Elena Tebano:

“Secondo la Ue il 53% delle polveri sottili è prodotto da caldaie e termosifoni e il 12% dal traffico, mentre gli ossidi di azoto derivano per il 39% dal traffico, per il 18% dalla produzione di energia e per il 15% dall’industria”.

Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente, aggiunge:

“Finora abbiamo migliorato i motori delle auto e l’efficienza delle emissioni industriali, ma servono misure più coraggiose. Politiche per diminuire i veicoli in circolazione (in Italia abbiamo uno dei tassi più alti di auto per abitante nella Ue) e limitare il consumo energetico degli edifici. Soprattutto, serve una strategia nazionale per la qualità dell’aria: nonostante gli annunci, la aspettiamo da anni”.

Parole giuste quanto pericolose. In Italia vanno tutti in auto perché i trasporti pubblici sono quelli che conosciamo tutti. Il rischio è che invece di investire in trasporti pubblici puliti, si proibisca semplicemente la circolazione delle auto, sulla scia della inutile e puraente ideologica quanto stupida chiusura per alcune ore delle città alle auto o l’ancora più stupido gioco delle targhe alterne. Intanto i pullman circolano sempre più numerosi, in nome dei pellegrini, tenendo i motori, diesel, accesi per ore, d’inverno per riscaldare, d’estate per raffreddare. Mentre a Venezia i vaporetti…

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