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Rai, si stringe il cappio per Campo Dall’Orto, ma in Italia non si può mai dire. E Agrusti se ne va

Rai, si stringe il cappio per Campo Dall'Orto, ma in Italia non si può mai dire. E Agrusti se ne va

Rai, si stringe il cappio per Campo Dall’Orto, ma in Italia non si può mai dire. E Agrusti se ne va

ROMA – Rai, si stringe il cappio per Campo Dall’Orto, ma in Italia non si può mai dire. E Agrusti se ne va. In Rai continua l’agonia di Antonio Campo Dall’Orto, mentre crolla un architrave della struttura aziendale. Il direttore finanziario e presidente di RaiWay Raffaele Agrusti se ne va. Agrusti, che fu Amministratore Delegato di Generali Italia, era persino troppo per il ruolo che ricopriva in Rai. Forse il più titolato e che proviene dalle Generali: Raffaele Agrusti, direttore finanziario e presidente di RaiWay, ha deciso di andare via. Guiderà il gruppo assicurativo Itas.

Segnala Mario Ajello su Il Messaggero che Agrusti non se ne è andato perché il tetto agli stipendi pubblici imposto da una stupida demagogia lo umiliava decurtandone le potenzialità retributive. L’uscita dipenderebbe proprio dal fiato corto dell’attuale gestione Rai. Infatti, aumentano i segnali che la sua permanenza sulla poltrona di direttore generale della Rai è sempre più prossima alla fine.

Ajello traccia sul Messaggero un quadro a tinte molto fosche. “La spallata a Antonio Campo Dall’Orto è pronta”, scrive. Forse non sarà nella riunione del Cda nella giornata di oggi, lunedì 22 maggio. Una sola cosa può salvarlo: il fatto che Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, nei rispettivi ruoli, non hanno voglia di doversi pelare anche questa patata bollente. Per Renzi, inoltre, sarebbe dovere ammettere che sulle nomine, non solo alla Rai, ha commesso errori sesquipedali, lui o il suo fido Luca Lotti, delegato all’editoria e annessi e commessi. Campo Dall’Orto, scrive Ajello, non gode più, se ne ha mai goduto, della fiducia del Cda. Per quello che contano, le posizioni dei consiglieri sono variegate:

Due ali estreme: da una parte Guelfo Guelfi il renzianissimo che sia pure obtorto collo vorrebbe tenere ancora per un po’ in piedi Campo Dall’Orto (perché ritiene che al Pd convenga un dg debole senza aprire un caso che rivelerebbe l’errore compiuto a suo tempo da Renzi nello scegliere CDO) e dall’altra la presidente Monica Maggioni che ritiene che la misura sia assolutamente colma e che serva una svolta. Gli altri consiglieri sono nel mezzo. L’esito sembra scontato, e si tratta di vedere soltanto se è oggi il giorno del game over o se, ancora per poco, il dg resisterà. E intanto ripete, sempre meno convinto, il suo mantra: «Resto finché ci sono le condizioni». Ma se gli bocciano il piano editoriale, ogni condizione di permanenza verrà meno e Campo Dall’Orto andrà via.

Ma, ricorda Ajello, la politica conta. Chi gestirà la Rai in campagna elettorale? L’unico punto di forza di Campo Dall’Orto sta nel fatto che la maggioranza di governo – e questo vale sia per Gentiloni sia per Renzi – ancora non è pronta ad affrontare il dopo. Un piano non c’è. Un nome vero e forte neppure, almeno per ora. E Guelfi, Siddi e la Borioni, che pure considerano conclusa la vicenda, non sanno fino a che punto forzare la mano, perché si aprirebbe una crisi al buio e un problema per il governo.

Solo Carlo Freccero, ex dirigente Rai e consigliere molto vicino ai grillini, pensa che non succederà nulla di nulla, quanto meno nell’immediato: “Credo che il dg si salverà al 100 per cento. Renzi non può creare un altro macello. Se manderà via Campo Dell’Orto, lo farà nel pieno dell’estate. In ossequio alla tradizione dei vecchi democristiani come lui!”.

Michele Anzaldi, il parlamentare del Pd che ha assunto il ruolo di Savonarola dei media, non la vede così difficile: “Questo del sostituto non è affatto un problema. Chiunque, dopo 20 giorni, sarebbe in grado di varare un piano per l’informazione. Oppure ritirerebbe fuori quello di Gubitosi, l’ex dg, approvato all’unanimità e che garantiva risparmi stratosferici”.

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