Blitz quotidiano
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Di Battista agitprop: la riforma riduce il diritto al voto, detta da chi fa votare il Web dà i brividi

Di Battista a Chivasso li ha presi per quelli con l’anello al naso. Ha confuso Monti con Renzi (povero Renzi, gli toccava anche questa) ha confuso la riforma Fornero con il Jobs Act. Soprattutto ha riattaccato il ritornello che oggi è di gran voga fra quelli della sinistra pronta a consegnare l’Italia a Beppe Grillo per consumare la vendetta di Massimo D’Alema:

“Si tratta di una riforma confusa, per certi versi pericolosa e che non mantiene ciò che promette: il bicameralismo perfetto è superato solo in parte. Rimane un ampio spazio di bicameralismo perfetto nelle mani di un Senato che potrebbe paralizzare l’azione di governo”

A Chivasso sono gente accorta e c’è da sperare che non abbocchino e votino Si. Se voteranno No, quando se ne accorgeranno sarà troppo tardi. Sarà peggio che a Roma, perché dietro il referendum non c’è la elezione del sindaco di una città. C’è una immediata crisi di Governo con nuove elezioni e la vittoria del Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, quello della decrescita felice e altre corbellerie simili.

Ecco quello che ha sparato Di Battista, Dibba per gli amici, secondo il cronista di 12 alle 12 (c’è anche un video). Sembra la caricatura degli agit prop di una volta:

“Questa è una battaglia Davide contro Golia. Ognuno deve farsi Stato e sostenere la nostra battaglia perché Renzi ha occupato tv è giornali”. Alessandro Di Battista dal palco di Chivasso (Torino) ha ribadito così il suo No al referendum di dicembre.

“Quando gli conviene le leggi passano in un secondo – ha detto il deputato 5 Stelle – la riforma Fornero è passata in 19 giorni. Tutte riforme imposte dalle banche di affari che hanno bisogno di un parlamento debole e di un governo allineato”.

Alessandro Di Battista ha ribadito che il referendum servirà sopratutto a ridurre il diritto al voto degli italiani. “Oggi ci stanno sottraendo il diritto al voto per un risparmio presunto di 57 milioni di euro. Un caffè all’anno a tutti gli italiani. Noi non ci stiamo. Sono degli ipocriti e questo Paese lo ha rovinato più l’ipocrisia che il malaffare”.

Parla uno che appartiene a un Movimento che non vuole nemmeno essere partito, eteroguidato da una azienda privata, dove le decisioni sono prese da Beppe Grillo o forse ancor più dal figlio di Casaleggio nascosto dietro la tenda di un fantomatico voto del web, un web senza volto e senza nome. Quelli di M5s si sono fatti derubare dal principio il diritto di voto e poi pontificano…