Blitz quotidiano
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Referendum, niente scherzi, per Renzi elezioni comunque solo nel 2018 anche se vince il no

Referendum? Chi era costui? Dimettermi? Mai parlato. Elezioni? Nel 2018. Matteo Renzi parafrasa Alessandro Manzoni adattando idealmente la domanda di don Abbondio (Carneade, chi era costui?) alla politica italiana nella deprecata ipotesi che prevalga il no al Referendum da lui incautamente indetto sulle sue riforme costituzionali.

Non c’è spazio per equivoci, Renzi non è Cameron:

“Comunque vada si voterà nel 2018″.

Il referendum, riporta Claudio Marincola sul Messaggero, non è sul Governo, sul sistema elettorale noto come Italicum, sullo stato della povera economia, il voto che gli italiani sono chiamati a espremere riguarda solo un quesito, secondo lo stesso Renzi, che un po’ se la canta e se la suona come vuole lui: se si debba mantenere in vita il «Parlamento più costoso dell’occidente». Per Matteo Renzi non c’è una «democrazia sotto assedio» ma solo qualcuno che sta difendendo 945 poltrone, il «modello tacchino».

Il rallentamento dell’economia non sembra toccarlo troppo.  Vero, «non va benissimo», siamo in crescita zero come la Francia, ma nel 2012 eravamo a -2,3%, nel 2013 a – 1,9% e nel 2014 a – 0.4%»- Speriamo di chiudere il 2° semestre del 2016 a +1% o + 1,2%».

«Il problema del nostro Paese rimane la pressione fiscale ma sento ancora qualcuno dei miei che mi critica tutte le volte che dico che voglio abbassare le tasse…se ci penso mi viene da mettere le mani nei capelli».

La austerity va combattuta, bisogna tornare a investire in cultura e innovazione digitale:

“Se non ci fosse stata la flessibilità, se si fosse applicato il Fiscal Compact così come è stato inopinatamente votato, noi oggi avremmo avuto 30 miliardi di euro in più da pagare sull’altare dell’austerità. Ottenere la flessibilità ha significato” poter investire su scuola o sociale ma, soprattutto significa “aver aperto una breccia nel terribile moloch dell’austerity e senza il 41% delle Europee non ci sarebbe stata la flessibilità”.

Come dargli torto? Non si deve mai dimenticare che a aggravare i nostri mali ha contribuito in modo decisivo la politica economica restrittiva nota «Fiscal compact», approvato entusiasticamente anche dall’Italia governata da Berlusconi e contrifirmato da Mario Monti, che ha accentuato le difficoltà e i problemi dei Paesi alle prese con una crisi economica iniziata nel 2008 e ancora in corso.