Blitz quotidiano
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Sguattera guatemalteca? Lettera a Guidi: Come si permette?

ROMA – Sguattera guatemalteca? Lettera a Guidi: Come si permette? Il ministro Federica Guidi si è dimessa per colpa di un compagno assillante e di una leggerezza incompatibile con l’incarico di Governo: il compagno lobbysta ingombrante e solo interessato agli affari del suo “quartierino” l’avrebbe trattata da “sguattera guatemalteca”, come si esprimeva la ricca e potente figlia dell’ex presidente di Confindustria.

Ora sarebbe di cattivo gusto continuare a sparare sull’ex ministro in disarmo, forse ingeneroso intestarle una tara classista da tipica figlia dell’alta borghesia, superfluo impiccarsi all’albero del politicamente corretto. Fatto sta che è impossibile dar torto ad Angelina Gramajo, 39 anni, immigrata guatelmateca in Italia dove con dignità e orgoglio ha lavorato come badante per una signora cieca ed è ora occupata nella casa di una coppia di medici a Roma. Angelina ha scritto all’ex ministro: come si permette di chiamarmi sguattera? il senso della missiva.

Lei evidentemente non conosce la fatica e la voglia di andare avanti onestamente di noi guatemaltechi e mi spiace che le sia scappata quella frase. Abbiamo subito la guerra e viviamo con la corruzione e il narcotraffico, non sono mali facili ma stiamo cercando di cancellarli, anche se con enormi difficoltà. Tutti noi meritiamo rispetto. Dovrebbe conoscere meglio le donne del Guatemala, con le sue parole ha dato prova di non avere idea di chi siamo. (Angelina Gramajo, testo raccolto da Riccardo Porcù, Il Secolo XIX)

No, non ne ha idea, anche se in effetti dal contesto della telefonata – lo screzio con il compagno – è chiaro che non intendesse offendere le mille Angeline d’Italia, ma sottolineare la sua brutta posizione. Bastava “sguattera” che, ironia etimologica a margine, deriva dalla radice longobarda whatari (guardiano) come segnala la Treccani. Perché “guatemalteca”? Forse per il riflesso condizionato di conferire un volto alle immagini mentali, un profilo riconoscibile.

E stereotipato, per cui “filippino” è sinonimo di colf, “rom” di ladro e via sproloquiando. La stessa superficialità per cui difendere interessi legittimi professionalmente, fare lobbying, per qualcuno è un reato a prescindere. Le parole sono pietre, chi è senza peccato scagli la prima.