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Terremoto, Gentiloni sfila alle Regioni la ricostruzione: ciclabili fra le macerie? No grazie

Terremoto, ricostruzione ostaggio di sindaci e regioni: Gentiloni sceglie il commissario e si tiene i poteri

Terremoto, ricostruzione ostaggio di sindaci e regioni: Gentiloni sceglie il commissario e si tiene i poteri

ROMA – Terremoto, ricostruzione ostaggio di sindaci e regioni: Gentiloni fa la scelta giusta, resiste alle presssioni, annuncia che sceglierà il commissario e si tiene i poteri.

I presidenti delle quattro Regioni interessate, Lazio, Marche, Umbria e Marche già pensavano di mettere le mani sui budget della ricostruzione, ma Gentiloni è stato fermo.

“Ci sarà un nuovo commissario”: così il premier Paolo Gentiloni chiarisce chi avrà la responsabilità nella ricostruzione post sisma dell’Italia centrale dopo l’addio di Vasco Errani (e, a sorpresa per motivi personali, del capo della Protezione Civile fino a dieci giorni fa, Fabrizio Curcio). Senza scossoni e con l’understatement che gli si riconosce, Gentiloni di fatto si è tenuto i poteri e il vertice della catena di comando, a dispetto delle pressanti richieste dei sindaci da una parte e dei presidenti delle regioni dall’altra.

Cioè proprio dei protagonisti dell’impasse della ricostruzione (riconosciuto da Gentiloni) al centro del dibattito a un anno dal terremoto di Amatrice e degli altri paesi tra Umbria e Marche. E nello stesso giorno del sisma di Ischia, a testimonianza che l’emergenza sismica italiana è un dato strutturale. Sullo sfondo – ed è fisiologico, non suoni moraleggiante – le inevitabili spartizioni del denaro pubblico, il sistema degli appalti, le legittime pretese dei territori, gli amici umbri rivali degli amici marchigiani, la ricaduta elettorale degli interventi…

Il commissario, se significa assunzione di responsabilità da parte del governo di fronte a ritardi e disorganizzazione, certifica l’incertezza del quadro normativo che a regime dovrebbe conferire più poteri alle regioni. Contro la volontà dei sindaci, come quello di Arquata Aleandro Petrucci, che già rimpiange Errani (segno che oltre alle carenze denunciate in un’intervista off the record, l’ex commissario, politicamente, è stato vittima di fuoco amico secondo le indecifrabili correnti della galassia di maggioranza).

«La situazione per noi è durissima. In un anno non è stato tolto un mattone dal paese: si parla di 500mila tonnellate. È venuto Gentiloni, è venuto il presidente della Repubblica Mattarella: abbiamo sentito tante promesse, ma visto pochi fatti. Anche nella spartizione dei fondi degli sms: hanno progettato di tutto, ma ad Arquata non hanno pensato. Lo spirito di chi ha dato quel contributo non era certo per le piste ciclabili, come voleva fare la Regione, ma per altro. La Regione non mi risponde mai, devo dire che il commissario Vasco Errani per me era un interlocutore. Dare potere alle Regioni sarebbe uno scandalo». (Il Resto del Carlino)

 

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