Blitz quotidiano
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Terrorismo e attentati: la religione non c’entra: follia americana, razzismo francese, recessione globale…

Terrorismo e attentati. Riflettiamo un po’ sulle loro cause e la loro localizzazione.

Togliamoci dalla testa la guerra santa, la crociata, la religione. Certo la religione costituisce un elemento importante, un ulteriore ingrediente alla miscela detonante, ma è solo un additivo rispetto alla sostanza, che è di motivazioni economiche, politiche, sociali.

Causa numero 1, l’imperialismo americano. Niente di male, dell’imperialismo americano abbiamo goduto anche noi italiani dopo il 1945. Pensate se invece fossimo caduti nelle grinfie dell’imperialismo sovietico. Ora a fare le badanti ci sarebbero tante italiane al posto delle ucraine. Però a noi è andata bene anche e proprio grazie al comunismo. Per tenerci buoni e santi, gli americani ci hanno fatto ricchi, noi e i tedeschi, gli sconfitti, divisi fra nostalgie di fascismo e tentazioni di comunismo, ai confini dell’impero russo. Non così bene è andata alla America Latina, lasciata al governo di dittatori locali come  Peron o Pinochet; o al mondo arabo, le cui primavere post belliche e post coloniali furono severamente represse da cricche guidate da dittatori i cui simboli sono Mubarak, Ben Ali, Gheddafi, Saddam Hussein.

Il sistema, nel mondo arabo, è saltato quando la macchina politica e militare con cui l’imperialismo americano cerca di tenere assieme  un pezzo di mondo è finita in mano a incompetenti guidati da interessi un po’ meno universali di prima, Bush senior e junior, Cheney, Rumsfeld, che hanno messo a ferro e fuoco quell’angolo di mondo noto come Medio Oriente. Dal caos generato che ha sprigionato la ferocia dell’odio religioso fra sette islamiche e dalla costante repressione delle aspirazioni delle masse diseredate, che ha trovato appoggio e motivazione solo nella fede religiosa è nato l’ 11 settembre. Il resto lo ha fatto la delirante politica americana che, auspice Hillary Clinton, ha spinto le devastanti primavere arabe e favorito da parte americana il finora e forse sempre mancato regolamento di conti con la famiglia Assad, per decenni fedele sponda dei russi.

Causa numero 2, la post industrializzazione inglese e soprattutto francese contrapposta a quella tedesca e italiana. Gran Bretagna e Francia hanno affrontato in modo diverso ma speculare la crescita seguita alla seconda guerra mondiale, che, tra boom e recessioni continua da 70 anni. Gli inglesi hanno distrutto base industriale e una classe operaia dominante e oppressiva con la rivoluzione dell’era Thatcher, si sono dati a ogni genere di commerci e traffici, incluso diventare un gigantesco paradiso fiscale per i ladri di Stato di tutto il mondo e per quel po’ di lavoro che gli è rimasto si sono affidati ai figli dell’ex impero: India, Pakistan, Africa, Caraibi. Quel poco di terrorismo che hanno patito dopo la fine della trentennale sedizione irlandese, veniva da loro, cui la religione dava una motivazione meta politica.

I francesi hanno immobilizzato i loro contadini nelle loro campagne, usando a piene mani i soldi anche nostri che l’Europa forniva. Se andate in giro per la Francia, fin nelle campagne più marginali, avete l’impressione di essere in Svizzera, tanta è la cura dell’ambiente e del paesaggio da far coesistere macchine agricole e giardini come fosse una gigantesca e diffusa Hameau de la Reine estesa da Versailles a tutta la Francia. In fabbrica hanno mandato nord africani e neri delle ex colonie. Tutto è andato bene fino a quando la recessione di inizio millennio ha dimostrato ai nuovi cittadini figli della ondata migratoria che avere la pelle scura li rendeva un po’ meno liberi, uguali e fratelli degli indigeni di discendenza gallica, romana o germanica. Anche in questo caso la religione dà una ottima copertura agli uni (motivazione meta politica) e agli altri (è la fede che ci divide, non i nostri errori di politica economica e sociale).

I tedeschi hanno gestito con accortezza e fermezza l’afflusso di operai italiani e turchi nel dopoguerra e con brutalità quel poco di terrorismo (sempre che fosse genuino) che hanno avuto  nel post ’68 e nella colossale ristrutturazione che ha coinvolto la base industriale dopo la riunificazione con la Ddr.

In Italia, per anni i Governi di tutti i colori, prima e dopo la guerra, hanno abbandonato l’agricoltura al suo destino, privilegiando lo sviluppo industriale alimentato da un esodo biblico dal campagne del Nord e Nord Est prima, dal meridione poi, che ha spostato metà degli italiani dalle campagne alle città. A onor del vero, Mussolini avrebbe preferito un decentramento produttivo sul modello tedesco (fabbriche con un massimo di 10 mila operai) ma prevalse il modello Mirafiori, dove la Fiat arrivò a concentrare quasi 50 mila operai. La Fiat pensava ai mercato del centro Europa, Mussolini temeva la concentrazione potenzialmente esplosiva.

In Italia la fase del terrorismo è seguita direttamente alle convulsioni del ’68, in un miscuglio di scontro sociale, guerra civile e guerra fredda, con una conseguente redistribuzione del reddito  di cui oggi godiamo gli effetti ma anche con uno scardinamento di valori di cui ora ci lamentiamo, tartufescamente ignorandone i prodromi. La rivoluzione rivoluzione fini grazie alla settimana bianca di massa e alla innovazione tecnologica spinta al massimo dalla necessità di rendere meno brutale e dipendenti dalla forza lavoro l’ingegneria di prodotto. La caduta del muro di Berlino arrivò al momento giusto per una delocalizzazione su base mediterranea che fece il paio con quella transcontinentale degli americani. Il tramonto della grande industria e il ridimensionamento della base industriale italiana a indotto della Germania hanno fatto il resto in termini di svuotamento di potenziali conflitti etnico-sociali. Da noi il malessere è ristretto ai margini delle fasce deboli indigene e al fastidio per la molestia dei mendicanti zingari, mari pescosi per Lega e ex An ma ben altra cosa rispetto a Francia e Inghilterra.

Conclusione. Alla base del terrorismo ci sono sempre ragioni economiche e sociali, che della situazione economica del momento sono la conseguenza. La religione le veste di motivazioni superiori, come pure fanno idee nobili come patria e religione. Il terrorismo è sempre una cosa ignobile perché ci si attribuisce unilateralmente il diritto di disporre della vita altrui in nome di una causa qual che sia. Le cause sono tutte nobili, a guardarle dalla parte di chi abbraccia. Il terrorismo  è sempre ignobile.  Ed è anche abbastanza inutile. Addentrandomi in un campo minato, mi spingo a guardare indietro, a quasi due secoli fa, a quei terroristi, di solito mancati, che segnano i primi passi del processo di unificazione della nostra Italia. Chi erano i martiri di Belfiore e gli altri che a scuola ci hanno insegnato a considerare elementi fondanti della Patria nascente se non degli aspiranti terroristi? All’epoca si puntava più al regicidio che alla strage, all’atto dimostrativo più che alla azione efficace. Ma se ci immaginiamo di essere dei normali cittadini di quei tempi, cosa penseremmo di personaggi che hanno fatto la storia come Amatore Sciesa, Silvio Pellico e lo stesso Giuseppe Mazzini?

La stessa storia italiana conferma la tesi che il terrorismo da solo non porta da nessuna parte. Per quasi mille anni le elite italiane hanno parlato di Patria e Unità, idee che hanno ispirato versi straordinari a Dante e Petrarca per primi. Per decenni, nell’ 800 giovani eroi sono finiti sul patibolo. Nulla è successo fino a quando si sono determinate le condizioni politiche e economiche perché l’ Italia si unisse.

Un secolo e mezzo dopo, il terrorismo delle Brigate Rosse e Prima Linea ha scosso per alcuni anni l’Italia. Non si può negare che fosse la punta estrema di una crisi di trasformazione che ha trasformato l’ Italia proletaria di Mussolini e della battaglia del grano nella sesta o settima potenza industriale del mondo. Crisi di trasformazione e di adattamento. Ma non fu il terrorismo a determinare la redistribuzione del reddito che ci ha fatto stare tutti meglio. Sono state la convergenza politica delle grandi forze popolari rappresentate da Dc e Pci con la spinta delle Organizzazioni sindacali. Che poi forse ci sia spinti un po’ troppo in là, determinando la situazione che oggi ci fanno scontare non rileva ai fini di questo ragionamento.
Per questo è bene togliersi dalla testa l’idea di uno scontro di religione, anche se ci sono tutte le apparenze. Capovolgendo l’atteggiamento crociato, contro l’ Islam come contro il comunismo e anche la modernità, assunto nei secoli passati dai suoi predecessori, Papa Francesco ha avvertito credenti e miscredenti: la religione con le cause del terrorismo ha poco a spartire.