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Tito Boeri, la verità sull’ Inps: “Su 440 prestazioni, solo 150 sono previdenza. Cambiamogli nome”

Tito Boeri, la verità sull' Inps: "Su 440 prestazioni, solo 150 sono previdenza. Cambiamogli nome"

Tito Boeri, la verità sull’ Inps: “Su 440 prestazioni, solo 150 sono previdenza. Cambiamogli nome”

ROMA – Tito Boeri, la verità sull’ Inps: “Su 440 prestazioni, solo 150 sono previdenza. Cambiamogli nome”. Non è una mera disquisizione semantica quella di Tito Boeri quando propone al Parlamento di cambiare il nome all’ente che presiede. “L’Inps eroga oggi 440 tipi di prestazioni, solo un terzo delle quali (150) di natura previdenziale. L’Istituto – sottolinea Boeri in apertura della sua Relazione di presentazione del Rapporto annuale – spazia dai servizi sulla previdenza a quelli sull’Ape sociale, dal bonus mamma al nuovo contratto di prestazione occasionale con centinaia di prestazioni non di natura strettamente previdenziale. Rinominare l’Inps come Istituto Nazionale della protezione sociale”.

Sulla previdenza, sulle nostre pensioni in essere o future, pesa in effetti il macigno dell’assistenza, del welfare che non si finanzia con i contributi dei lavoratori ma grava con peso maggiore delle finalità per cui è nata. Oltre a gestire le prestazioni non pensionistiche citate da Boeri, l’Inps sarà caricata a breve dal nuovo contratto di prestazione occasionale, PRESTO,  delle visite fiscali nel pubblico impiego e dal 2018 del nuovo Reddito di Inclusione.

Cassa integrazione: forzature e abuso. Boeri ha anche accennato all’abuso della cassa integrazione: per il 20% delle imprese dura cinque anni o più. “Difficile pensare – osserva Boeri – che, in questi casi, si tratti di problemi temporanei, indubbio che siamo di fronte a un sussidio prolungato che riduce in modo continuativo il costo del lavoro di alcune imprese. Circa un beneficiario su quattro di cassa integrazione nel 2014 aveva ricevuto il trattamento per più di nove mesi. Tutto questo ci dice che utilizziamo per periodi molto lunghi strumenti concepiti per affrontare crisi temporanee”.

Con il jobs act rimosso il tappo alla crescita della dimensione delle imprese. A proposito del contratto a tutele crescenti introdotto dal jobs act, a prescindere dalla valutazione sugli incentivi contributivi temporanei, Boeri sostiene che ha avuto il pregio di consentire un maggiore dimensionamento delle imprese. E’ stato cioè “rimosso il tappo” alla crescita dimensionale delle imprese. Il numero delle imprese che ogni mese supera la soglia dei 15 dipendenti è passata dalle 8.000 unità medie del 2014 a 12.000 (+40%) dopo l’introduzione del contratto a tutele crescenti per gli assunti dopo marzo 2015.

Gli incentivi contributivi, sottolinea, in questo contesto non hanno avuto un ruolo dato che la decontribuzione era la stessa sopra e sotto la soglia. Boeri ha espresso preoccupazione per la minore appetibilità del contratto a tempo indeterminato una volta esauriti gli incentivi e ha proposto la fiscalizzazione di una parte dei contributi previdenziali a inizio carriera lavorativa. “Porterebbe – spiega – a un trasferimento dai lavoratori più anziani e dai pensionati verso i lavoratori più giovani”, i più penalizzati sul fronte previdenziale.

Chiudere fuori immigrati ci costerebbe 38mld. Infine, Boeri ha parlato degli immigrati, dando il titolo a quasi tutti i giornali nei giorni dell’emergenza. Con la chiusura delle frontiere agli immigrati fino al 2040 avremmo 73 miliardi in meno di entrate contributive e 35 miliardi in meno di prestazioni sociali destinate agli immigrati “con un saldo netto negativo di 38 miliardi”. Insomma, dice Boeri, “una manovrina in più da fare ogni anno per tenere i conti sotto controllo”.

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