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Cancro: ecco come è morto Umberto Eco, perché tanto mistero?

ROMA – Umberto Eco è morto ma di cosa nessuno ce lo ha detto. Di cancro rivela un amico di gioventù, Gianni Coscia, di Alessandria, che lo ha confidato a Emma Camagna, corrispondente della Stampa.

Per molte ore le cause della morte di Umberto Eco sono state un piccolo mistero nel grande mistero della Vita e della Morte. Che una famiglia non voglia divulgare le cause del decesso di un parente è comprensibile, favorito da quella legge sulla privacy che in Italia ha fatto sparire dai giornali il vecchio “Stato Civile”, nascite, morti, matrimoni, ma non salva i cittadini dalle telefonate dei call center all’ora di pranzo.

Nel caso di Umberto Eco, profeta dell’informazione, la cosa fa un po’ strano, ma anche il New York Times si è dovuto arrendere, scrivendo:

“Non sono state fornite le cause”,

dopo i primi due capoversi di un articolo che ha dominato sabato 20 febbraio 2016 il sito internet del principale giornale americano:

“Umberto Eco, uno studioso italiano nell’ arcano campo della semeiotica diventato autore di best seller, in particolare il blockbuster medieval mystery “Il nome della Rosa” è morto venerdì in Italia. Aveva 84 anni”.

Repubblica, il giornale su cui Umberto Eco ha scritto fin dalla fondazione 40 anni fa, non ha approfondito.

C’è voluta la storica corrispondente da Alessandria Emma Camagna per aprire un velo, intervistando Gianni Coscia, avvocato e noto fisarmonicista, “l’ amico più caro sin dal ginnasio”:

“Sapevo che Umberto Ecoera malato da due anni di tumore, ma nessuno pensava che la sua fine sarebbe stata così imminente. Era uscito di casa per l’ultima volta a metà gennaio per festeggiare in un ristorante gli 80 anni di mia moglie Laura. La dote più grande era il profondo senso dell’amicizia ed era molto legato ad Alessandria, per venire cercava solo l’occasione intelligente. Era molto disponibile, anche se all’apparenza non sembrava, era umile ma quel suoatteggiamento spavaldo era solo una difesa. Era un uomo timido, anche se nessuno lo direbbe”.

Poi sul web sono cominciate a fiorire le ipotesi: cancro al pancreas, non è morto in casa ma in clinica. Non era meglio dire le cose chiare da subito? Più facile predicare che razzolare? Cosa c’è di vergognoso a morire di cancro? Non è una malattia infamante e allora perché?

Intanto la nuova casa editrice messa su da Elisabetta Sgarbi, sorella di Vittorio Sgarbi, per raccoglie gli scrittori dissenzienti dalla progettata fusione fra Mondadori e Rizzoli, ha deciso di anticipare a sabato 27 febbraio l’uscita del nuovo libro di Umberto Eco, “Papé Satan, Papé Satan Aleppe”.

Il titolo è preso da un verso della Divina Commedia di Dante Alighieri, parole misteriose, da secolo oggetto di lambiccamenti di studiosi.

Riferisce la Stampa che, ad annunciare l’uscita del nuovo libro è stato

“l’editore Eugenio Lio che con Elisabetta Sgarbi, Mario Andreose e Anna Maria Lorusso si sono dimessi da Bompiani per la nuova casa editrice La nave di Teseo. Il libro consegnato e corretto dallo scrittore, con la copertina disegnata da Cerri, aspettava solo di andare in stampa per La nave di Teseo. Parte così in anticipo anche la nuova avventura della casa editrice voluta fortemente da Eco della quale Elisabetta Sgarbi è direttore generale ed editoriale. «È un libro di saggistica d’attualità, importante di 470 pagine con molti materiali fra cui anche delle Bustine di Minerva» dice Lio”.

Sarà probabilmente, almeno in parte, un “rehash” di articoli più o meno datati di Umberto Eco, se del libro fanno parte pezzi della Bstina di Minerva, gli articoli che Umberto Eco scrisse per anni per l’Espresso, che li pubblicava nell’ultima pagina del settimanale. La rubrica ebbe inizio nel 1985 da una idea di Giovanni Valentini, appena nominato direttore dell’Espresso, di cui in precedenza Umberto Eco, insieme con altri intellettuali di rango era stato “garante”.

In questo video Repubblica Tv ha riprodotto un surreale dialogo fra Umberto Eco e Eugenio Scalfari, il fondatore di Repubblica e il pù grande giornalista italiano del ventesimo secolo. C’è la conferma che i grandi realizzatori, come fu Eco, come è stato Scalfari, sono grandi affabulatori ma assai scarsi teorici.