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Villa Mathilda Bolzano: palazzo finito, concessione revocata

Villa Mathilda a Bolzano caso emblematico di una burocrazia che non decide e quando lo fa blocca un cantiere quando è arrivato al tetto

BOLZANO – Villa Mathilda, una palazzina di 6 piani tra Via Cesare Battisti e Via Virgilio a Bolzano il cui cantiere è stato bloccato a lavori praticamente finiti, possiede il triste privilegio di rappresentare plasticamente il perverso esercizio di un potere burocratico che tra tribunali, Comuni, Province e commissioni varie tutto fa tranne che decidere. In un senso o nell’altro, non è qui la sede per stabilire chi abbia ragione: ma se una concessione edilizia per un condominio di 6 piani viene annullata quando si è giunti al tetto, a perdere, a partire dalla faccia, sono tutti.

Soprattutto se l’oscillante burocrazia ha detto prima sì, poi no, quindi ni, infine no (ma con riserva). Soprattutto se le leggi, che ci sono, sono interpretabili a discrezione ed arbitrio contraddittori. I residenti si sono sempre opposti alla costruzione di quella che giudicano una orribile torre: dicono, come è possibile abbattere una casetta anni Trenta per tirar su un palazzone a sei piani con due piani di garage interrati? Come è possibile, ci chiediamo noi, darne l’autorizzazione per il gusto di revocarla in dirittura d’arrivo?

L’odissea di Villa Mathilda, segnalata sul sito del quotidiano Alto Adige, è un manifesto del rimpallo di responsabilità tra amministrazioni, in questo caso Comune e Provincia di Bolzano che sembrano abitare universi paralleli.

Il Tar ha deciso di annullare la concessione di una variante edilizia ma la giunta provinciale è andata oltre ed ha annullato la concessione stessa. Risultato? I lavori, arrivati quasi al tetto, ieri sono stati interrotti ma la questione resta sospesa. Secondo la decisione della Provincia “ex legge 105″ tutto il fascicolo e il cantiere saranno costretti a ritornare in commissione edilizia comunale […] i lavori sono slittati sotto i colpi dei vicini, dei ricorsi, delle riunioni di commissione municipali che di volta in volta hanno dato prima parere positivo, poi negativo, poi sospensivo.

“Dovevamo finire in luglio – dice Alexa Bragagna che conduce il cantiere – ma a questo punto andremo a novembre o più in la …”. Oppure si riprenderà da capo come promettono gli architetti consulenti di una delle parti ricorrenti. Che dicono: “La legge provinciale parla di distanze garantite di dieci metri, qui siamo sotto gli otto. E in ogni caso: quali che siano i centimetri o i metri mancanti o in eccesso, la norma parla chiaro e definisce questi criteri inderogabili”. E dunque potrebbe essere la premessa per un abbattimento? O è troppo? (Alto Adige).