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Brexit, cosa succederà adesso? Due anni per il divorzio

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MILANO – La Gran Bretagna ha scelto la Brexit e lascia l’Unione Europea dopo 43 anni. Ma che cosa succederà adesso, dopo il voto del 23 giugno? I tempi della burocrazia non sono quelli dell’emozione, e potrebbero volerci anni perché Londra sia davvero fuori dal raggio d’azione di Bruxelles.

Il premier David Cameron ha già annunciato le proprio dimissioni, nonostante in campagna elettorale avesse detto che non si sarebbe dimesso in caso di vittoria del Leave (Lasciare) sul Remain (Restare). Invece lascia anche lui. Sarà un altro a guidare il Regno Unito nelle trattative per l’addio all’Unione europea. Ma perché le dimissioni siano esecutive e si arrivi ad un nuovo premier si dovrà attendere l’autunno. Per di più lo stesso partito conservatore non ha chiaro chi potrebbe prendere il posto di Cameron. E c’è chi si domanda: come potrà un nuovo premier apertamente euroscettico portare avanti le procedure per la vera, effettiva Brexit da Bruxelles?

Cameron ha detto di voler invocare l’articolo 50 del Trattato di Lisbona (mai utilizzato, sino ad ora), che prevede e regola il meccanismo di recesso volontario e unilaterale di un Paese dall’Unione europea. Lo stesso articolo 50 stabilisce che il Paese che decide di abbandonare l’Unione deve notificare l’intenzione al Consiglio europeo, il quale a sua volta presenta i propri orientamenti per la conclusione di un accordo che definisca le modalità del recesso. Insomma, un meccanismo tutt’altro che immediato, che può durare anche anni. E se è vero che lo stesso Trattato prevede che un Paese che esce dall’Unione può chiedere di aderirvi nuovamente, le parole del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker hanno già cassato questa opzione: “Out is out” (fuori è fuori).

Come ha sottolineato Michael Gove, il ministro della Giustizia sostenitore della Brexit, il processo dell’uscita di Londra sarà una “evoluzione, non una rivoluzione”, tanto che la Gran Bretagna potrebbe essere nell‘Unione europea ancora nel 2020. “Con il referendum i cittadini britannici hanno semplicemente detto a chi li governa quello che vogliono, hanno dato le loro istruzioni”, ma sarà “nelle mani di Londra decidere come gestire questo processo”, tempistiche comprese.

(Foto Ansa)

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