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Brexit, Scozia pronta a bloccare uscita da Ue. Cameron non la chiederà

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EDIMBURGO – Brexit, la Scozia non ci sta e, per bocca della prima ministra del Parlamento scozzese Nicola Strurgeon, annuncia di essere pronta a bloccare l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Per farlo punta sul voto dell’assemblea, anche se la stessa Sturgeon non precisa su quali basi legali questo potrebbe avvenire.

Nelle stesse ore da Bruxelles trapela la voce secondo cui il premier David Cameron non chiederà l’attivazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona per avviare la procedura che permetterà al Regno Unito di uscire dall’Unione europea in due anni. Stando a una fonte Ue è quello che si aspettano i leader dell’Unione in occasione dell’incontro di martedì a Bruxelles. Cameron lascerà probabilmente il compito di avviare la procedura al suo successore. “Ci aspettiamo che Cameron presenti il risultato del referendum e la situazione in Gran Bretagna. Non ci aspettiamo che Cameron chieda l’attivazione dell’articolo 50 in questa fase”.

E da Bruxelles fanno sapere che senza la richiesta esplicita di Londra non ci sarà nessun negoziato. “Sia chiaro a tutti che non c’è alcun negoziato senza una notifica formale di avvio delle procedure previste dall’articolo 50. E’ irrealistico pensare che Cameron notifichi il recesso al prossimo Consiglio europeo”, ha reso noto una fonte del Consiglio europeo. Sulla questione dei tempi, la stessa fonte osserva che “nell’interesse dell’Unione Europea e del Regno Unito bisogna avviare questa fase rapidamente”, ma contemporaneamente fa notare come il voto abbia provocato “una crisi profonda, non solo della leadership conservatrice ma anche nella società britannica, su cui bisogna riflettere”.

STURGEON: “DOBBIAMO VALUTARE QUELLO CHE E’ GIUSTO PER LA SCOZIA” – Parlando alla Bbc, la leader scozzese ha detto che “certamente” chiederà ai deputati (69 del suo partito sul totale di 129) di rifiutare di dare “il consenso legislativo” perché il governo di Londra proceda con l’uscita dall’Ue. Allo stesso tempo ha ammesso che il governo potrebbe contestare la necessità di avere il consenso di Londra. “Se il Parlamento scozzese deve fare una valutazione su quello è giusto per la Scozia, ha spiegato Sturgeon, allora sul tavolo c’è l’opzione di dire, noi non votiamo per qualcosa che è contrario agli interessi della Scozia. Sospetto che avrà una visione molto diversa su questo punto e dovremo vedere come finiranno le discussioni”.

Al referendum la Scozia ha votato al 62% di restare in Ue e solo il 38% dei votanti ha scelto di uscire.

Nel frattempo il segretario di Stato americano, John Kerry, lunedì sarà a Londra e Bruxelles proprio per discutere di quel che sarà dopo la vittoria del Leave al referendum del 23 giugno.

Nella capitale belga Kerry incontrerà l’alta rappresentante per la Politica estera dell’Unione europea, Federica Mogherini, e a Londra il ministro degli Esteri Philip Hammond. Gli Stati Uniti e lo stesso presidente Barack Obama, nelle settimane prima del voto, avevano detto chiaramente di essere a favore del Remain e contrari all’ipotesi Brexit. Dopo l’esito del voto Obama ha fatto sapere che comunque le relazioni con Londra “restano strategiche” e ha auspicato negoziati che “assicurino stabilità, sicurezza, prosperità per l’Europa, la Gran Bretagna, l’Irlanda del Nord e per tutto il mondo”.

IL REFERENDUM – Intanto la petizione per un nuovo referendum lanciata all’indomani del voto di giovedì sul sito del governo ha già raccolto tre milioni di firme. In essa si chiede la promulgazione di una nuova legge che consenta la ripetizione del referendum in caso di un risultato del Leave o del Remain inferiore al 60% e la condizione di una affluenza minima del 75% degli elettori. A lanciare la petizione, ironia della sorte, è stato William Oliver Healey, attivista e sostenitore del Leave, che la stilò un mese fa, quando i sondaggi davano in vantaggio il Remain.

 


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