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VIDEO YOUTUBE Calais, reporter coinvolta in assalto dei migranti a La Giungla

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LONDRA – Quello che doveva essere un reportage dal campo profughi Jungle, la Giungla, a Calais si è trasformato in un assalto, in momenti di autentico terrore: Katie Hopkins, giornalista inglese spesso al centro di polemiche per le sue controverse opinioni, sul Daily Mail ha pubblicato la sua esperienza, raccontando le scene di violenza in cui si è trovata coinvolta, insieme al fotografo Roland Hoskins.

Scrive la Hopkins che i migranti hanno preso d’assalto la recinzione di metallo mentre la polizia lanciava gas lacrimogeni e sono rimasti coinvolti, il fotografo è stato anche aggredito dai migranti.

“Gli uomini gridavano correndo verso di noi, erano centinaia che si lanciavano verso la barriera di sicurezza che circonda il campo Jungle di Calais. In centinaia erano ammassati sulla recinzione di metallo, nel disperato tentativo di avere vantaggio sulla polizia che stava arrivando con gas lacrimogeni, cani e fucili”.

La giornalista afferma che a causa dei gas lacrimogeni nell’aria c’era un fumo acre e, improvvisamente, ci sono stati i rumori di spari.
Il fotografo Roland Hoskins, accecato dal gas, è stato improvvisamente diviso dal gruppo, impegnato com’era a catturare le scene di quanto accadeva.

“Tre o quattro uomini hanno scagliato lontano le sue macchine fotografiche e un altro, con un coltello, ha tagliato la tracolla. Un ragazzo più grande ha preso a calci la macchina fotografica che aveva Roland finché non è caduta”.

Non solo: il cellulare andato, il portafoglio scomparso. Alcuni immigrati arrivano in suo soccorso, volontari di associazioni benefiche che guadagnano lo status di cittadini francesi, che cercano di riportare “ciò che è giusto nel mezzo di ciò che è sbagliato”, scrive la Hopkins:

“Roland, salvato da queste forze del bene, è stato allontanato dalla folla, è rimasto senza il suo kit di lavoro e l’ho ritrovato finalmente sul retro di un container con gli occhi rossi e mi sono chiesta come fosse accaduto tutto così velocemente”.

Meno di due ore dopo l’ingresso al campo, la giornalista ha incontrato i bambini che hanno bisogno di aiuto, cercato di capire il motivo per cui le tensioni erano salite: la recinzione, rinforzata, era stata fatta a pezzi. Il muro di filo spinato costruito per impedire che i migranti tentino di entrare nei camion che transitano sull’autostrada che sovrasta il campo e che porta all’imbarco dei traghetti per Dover e al tunnel per i treni che passano sotto la Manica.

“Qui nel campo non vedo donne, la polizia ora è qui per proteggerci ma la folla è molto eccitabile, basta una scintilla per far esplodere il fuoco di una ribellione. Ero arrivata qui in cerca di qualcosa di buono ma guardando Roland, ora un po’ a pezzi, accetto il fatto che sia difficile da trovare”.

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