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Caracas città più violenta del mondo. Venezuela rischia crac

el 2015 Caracas è diventata la città più pericolosa del mondo, con quasi 120 omicidi ogni 100mila abitanti, superando l'honduregna San Pedro Sula.

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CARACAS – Caracas città più violenta del mondo, mentre il Venezuela rischia crac economico di dimensioni stellari. Nel 2015 Caracas è diventata la città più pericolosa del mondo, con quasi 120 omicidi ogni 100mila abitanti, superando l’honduregna San Pedro Sula (111,03), che deteneva il triste record da 4 anni. Lo sostiene il Consiglio Cittadino per la Sicurezza e la Giustizia Penale, una Ong specializzata nella materia. A questo si deve aggiungere che il tasso di impunità, cioè il numero di reati e delitti che non vengono sanzionati dal sistema giudiziario supera il 95%.

Nella lista delle città più pericolose del mondo preparata dalla Ong, le cinque che risultano in testa si trovano tutte in America Latina: dopo Caracas e San Pedro Sula seguono San Salvador (capitale del Salvador, 108,54), Acapulco (importante centro turistico della costa pacifica messicana, 104,73) e Maturin (nel nordest del Venezuela, 86,45).

Nel paese sudamericano, violenza e impunità sono a loro volta legate a doppio filo con la corruzione: secondo il report annuale di Transparency International, il Venezuela è il paese sudamericano con il maggiore tasso di “corruzione percepita”. Su un totale di 168 paesi, Venezuela si trova al 158 esimo posto, con una valutazione equivalente a quella di Haiti e della Guinea-Bissau, dopo essere sceso di due posti rispettoa all’anno scorso. Ma anche in questo contesto drammatico i sondaggi indicano che i venezuelani sono preoccupati anzitutto dalla situazione economica del paese, che lo stesso governo ha ammesso essere “catastrofica”.

Il 15 gennaio, la Banca Centrale del Venezuela – dopo non aver reso noti i dati macroeconomici da oltre un anno – ha detto che nel 2015 l’inflazione è stata del 141,5% e la contrazione del Pil del 7,1%, ma per il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) le cose stanno ancora peggio. Nel 2016 – ammonisce Alejandro Werner, responsabile dell’ Fmi per l’America Latina – il paese rischia un crac economico di dimensioni stellari, con un’inflazione al di sopra del 700% e una contrazione del 10% del Pil, con “terribili” conseguenze sociali, specialmente per le classi più vulnerabili.

Per affrontare l’emergenza, il presidente Nicolas Maduro ha presentato in Parlamento un decreto di “emergenza economica”. E’ stato bocciato, in una votazione che riflette il nuovo equilibrio delle forze politiche: 107 voti contro e solo 53 a favore. L’erede di Chavez ha accusato l’opposizione di aver agito in modo “incostituzionale”, riservandosi il diritto di “ricorrere ad azioni legali”, ma è difficile che possa riuscire a bloccare le iniziative di un Parlamento dove conta meno seggi di quelli che dell’antichavismo nell’ultimo decennio. Il dibattito è ormai un dialogo fra sordi: il governo, infatti, attribuisce la responsabilità della crisi a una “guerra economica” orchestrata dai soliti sospetti: l’oligarchia borghese, l’imperialismo americano e i media internazionali. Per l’opposizione, invece, è la stessa politica del governo chavista che ha provocato la crisi, e che ora la sta aggravando, perché Maduro si oppone a qualsiasi cambio di rotta.

 

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