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Cina accusata: usano detenuti come banca organi

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PECHINO – In Cina i detenuti vengono uccisi per avere i loro organi da trapiantare. Un nuovo rapporto sostiene che la Repubblica Popolare Cinese tutt’ora continui a prelevare gli organi dai prigionieri politici, nonostante gli annunci della fine di questa pratica nel 2015, in modo che possano essere trapiantati in pazienti stranieri che per questa operazione sono disposti a pagare migliaia di dollari.

Il rapporto è stato stilato dalla International Coalition to End Organ Pillaging in China, un gruppo di medici e avvocati dei diritti umani che si adopera per fermare il traffico illegale di organi in Cina.

Tra gli autori del rapporto c’è anche l’ex deputato canadese David Kilgour, che insieme all’avvocato dei diritti umani David Matas nel 2009 ha firmato un libro sul programma di trapianti in Cina.

La coppia ha lavorato con il giornalista investigativo Ethan Gutmann, che a sua volta ha pubblicato un libro simile, per aggiornare lo stato del traffico di organi nel Paese. Secondo i tre attivisti, mentre Pechino sostiene che siano solo 10mila i trapianti effettuati ogni anno in realtà si tratta di cifre ben più importanti: tra i 60mila e i 100mila trapianti, che comprendono, ovviamente, anche quelli eseguiti illegalmente. “Si tratta di cifre estremamente preoccupanti”, ha sottolineato Gutman, che è arrivato a questi dati analizzando l’attività degli ospedali, il numero di letti occupati, il personale chirurgico e l’attività dei nosocomi. Dati che dimostrano che decine di migliaia di trapianti vengono effettuati ogni giorno.

Ufficialmente, però, non ci sono dati che specifichino da dove arrivano i donatori di tutti questi polmoni, fegati e altri organi. Gli autori dello studio sostengono che la maggior parte degli organi sia stata prelevata dai praticanti del Falun Gong, una sorta di filosofia molto osteggiata dal potere cinese, tanto che molti suoi fedeli sono stati e vengono tutt’ora condannati e costretti a lavorare nei campi di lavoro.

Non finisce qui: secondo le accuse mosse dai tre autori della denuncia, gli organi verrebbero prelevati anche ad esponenti delle altre minoranze religiose, come i musulmani uiguri, i buddisti tibetani e i cristiani. 

 

 


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