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Cristina D’Avena ricorda Cino Tortorella: “E’ stato un pezzo della mia vita” VIDEO

Cristina D'Avena ricorda Cino Tortorella: "E' stato un pezzo della mia vita" VIDEO

Cristina D’Avena ricorda Cino Tortorella: “E’ stato un pezzo della mia vita”

ROMA – Cristina D’Avena, la star delle sigle di cartoni animati delle ultime generazioni, ricorda il mago Zurlì, alias Cino Tortorella, morto ieri, 23 marzo, a 89 anni. “E’ stato un pezzo della mia vita. Era molto rassicurante, simpaticissimo, carinissimo. Avevamo un rapporto molto bello”.

Le foto e i filmati in bianco e nero li ritraggono insieme alla fine degli anni Sessanta: lui già uomo fatto nel 1968, lei bimba con i codini e il faccino sorridente che allo Zecchino d’Oro cantava Il Valzer del Moscerino. Da allora non si sono più persi di vista perché Tortorella per almeno un paio di generazioni di ragazzini, “è stato un pezzo della mia vita, un riferimento, e ora lascia un vuoto immenso. Avevamo ancora tante cose da fare insieme, da dirci”, racconta all’ANSA, con voce mesta, Cristina D’Avena.

Lei aveva tre anni e mezzo quando ebbe il primo incontro con quello strano signore vestito in maniera buffa. “Era simpaticissimo, carinissimo con la calzamaglia. Non c’è niente da fare: era il nostro mago Zurlì, era rassicurante. E il primo ricordo è ancora ben vivido nella mia mente – racconta Cristina, diventata da grande la signora delle sigle dei cartoni animati -: in studio mi avevano messo su un enorme cavallo a dondolo. Io ero un batuffolo e avevo paura di scendere. Lui mi prese e mi abbracciò”.

E fu amore a prima vista. “Di ricordi ce ne sono tanti anche da adulta. Il nostro era un rapporto molto bello, di stima reciproca e di grande affetto”. L’ultima volta si erano incontrati tre mesi fa a Milano. “Sapevo che era stato male ed era molto dimagrito, ma lui a quasi 90 anni aveva ancora voglia di fare, di organizzare e così ci eravamo dati appuntamento allo Zecchino, che quest’anno festeggia i 60 anni. ‘Organizziamo una cosa insieme – mi aveva detto -, facciamo qualcosa anche per ricordare Mariele (Ventre, direttrice del coro scomparsa nel 1995, ndr). Era estremamente attivo e non voleva mollare. Parlavamo di futuro, dell’Antoniano, dello Zecchino. L’ultima cosa che ci siamo detti è stata: ‘Ci vediamo presto’…”.

Visto come una sorta di padre artistico, l’eredità che Tortorella lascia “è soprattutto la sua coerenza. Ha amato lo Zecchino fino all’ultimo. Non voleva che morisse e nonostante l’età voleva dare il suo contributo per far sì che andasse avanti”. E adesso che non c’è più Cristina D’Avena si dice pronta a raccogliere la sua eredità allo Zecchino d’Oro. 

Del resto il nome di Tortorella è indissolubilmente legato allo Zecchino, come quello di Mariele Ventre e padre Berardo. “Ne sono stati i fondatori. Hanno creato quella che è diventata un’istituzione per la televisione, per tutti. Un piccolo Sanremo – continua D’Avena -. Mancano. Manca la loro spalla, il loro sorriso, la loro mano, e anche – perché no? – le loro sgridate. Strano pensare che non ci saranno a festeggiare i 60 anni della loro creatura, ma glielo dedicheremo e sono sicura che ci guarderanno da lassù e si divertiranno insieme a noi. Io? Spero mi chiamino per i festeggiamenti e se in futuro mi chiederanno di occuparmi dello Zecchino non mi tirerei indietro”.

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