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Donna uccide figlioletto con la moglie. E su Google cerca…

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EDIMBURGO – “Le mogli possono rimanere insieme nella stessa prigione?”. Una delle assurde domande a cui cercavano una risposta su Google le due insensibili e crudeli donne colpevoli di aver ucciso il piccolo Liam Fee, di soli due anni. Un caso che ha messo in luce anche il fallimento dei servizi sociali e turbato l’opinione pubblica.

Liam Fee è morto a causa dei colpi ricevuti al petto e un patologo ha rilevato che il bimbo aveva più di 30 ferite, un braccio e una coscia fratturati. Rachel, la madre, aveva avuto una relazione con un uomo, dalla quale era nato Liam. Per due anni Rachel e la compagna Nyomi hanno perpetuato le sevizie sul figlio e su altri due bambini.

Gli abusi includevano: l’imprigionamento del piccolo dentro a una gabbia, con delle fascette gli legavano le mani dietro alla schiena. Hanno legato nudo a una sedia un altro bambino, chiuso in una stanza buia in compagnia di nove serpenti e costretto a mangiare il proprio vomito. Costretto i piccoli a fare delle docce gelide come punizione per essersi fatti la pipì addosso.

Qualche giorno prima che Liam fosse trovato morto, la coppia assassina, residente a Ryton, Gateshead, aveva utilizzato Google per cercare “morfina per bambini” e ancora “una rottura dell’anca può guarire da sola?” o “le mogli vanno in prigione insieme?”.

Alla coppia assassina è stato confermato che è altamente improbabile possano finire nello stesso carcere, dal momento che i co-imputati, come afferma il portavoce della Scottish Prison Service, di solito vengono tenuti separati.

Le due donne avevano cercato di incolpare della morte di Liam un altro bambino che frequenta la scuola elementare. Nyomi, approfittando del terrore che il piccolo nutriva nei suoi confronti, lo aveva costretto ad infilare un pugno nella bocca di Liam, al fine di lasciare tracce di DNA.

Una tata aveva sollevato diverse preoccupazioni circa la condotta delle due donne, e un assistente sociale ha ammesso che il caso di Liam era rimasto “fuori dal radar”.

Heather Farmer, la tata che nella propria abitazione ha badato a Liam da luglio 2012 fino allo scorso gennaio, in tribunale ha affermato che era talmente preoccupata per il piccolo da non riuscire a dormire.
Liam un giorno si presentò a casa della tata con lividi e graffi sul volto, e fu così che la donna decise di chiamare la Scottish Childminding Association, un’associazione di assistenti sociali, e l’ispettorato per la cura dei bambini.

Quando la Farmer disse alla coppia che non poteva più badare al piccolo, le due lo iscrissero a un asilo privato, che frequentava due volte a settimana. Il personale notò immediatamente le ferite, registrò l’accaduto e contattò i servizi sociali prima che il bimbo fosse ritirato dall’asilo.

Un’altra donna, conoscente della coppia, contattò i servizi sociali dopo aver incontrato i tre fuori da un negozio, a settembre 2013. La donna disse di aver subito capito che qualcosa nel piccolo non andava, Liam infatti era seduto nel suo passeggino con una coperta sulla testa e, come ha riferito la testimone “non capivo se fosse morto o sotto l’effetto di qualcosa”.

Venne così incaricato un assistente sociale affinché indagasse sulle diverse denunce di abusi, dopo che emersero le prime preoccupazioni nel gennaio 2013.  Un assistente sociale e un poliziotto vennero inviati a fare visita alla famiglia, ma accettarono rapidamente la “plausibile spiegazione” che le ferite sulla testa del piccolo erano state causate da un urto.

Le donne in seguito incolparono un altro bambino per la morte di Liam, dicendo che lo aveva soffocato mettendogli un pugno in bocca. Ma gli investigatori capirono immediatamente che qualcosa non quadrava, dal momento che il piccolo non era deceduto per asfissia e presentava diversi segni sul corpo.  Le due, ora dovranno scontare l’ergastolo in due prigioni differenti.


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