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Egyptair, ipotesi bomba: “Complice in aeroporto Parigi”

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PARIGI – L’ipotesi di una bomba a bordo messa da un dipendente, come nel caso dell’aereo della russa MetroJet esploso sul Sinai lo scorso ottobre, si fa strada nelle indagini sul disastro aereo della Egyptair. Un ordigno a basso potenziale ma in grado di provocare uno squarcio nella carlinga messo sull’Airbus A 320 con 66 persone a bordo, decollato da Parigi e diretto al Cairo, è l’ipotesi al momento più probabile, hanno spiegato esperti israeliani a Giordano Stabile della Stampa. Solo un attentato di questo tipo giustificherebbe la “palla di fuoco” vista dai pescatori greci nella notte tra mercoledì e giovedì 19 maggio. Nessun cedimento strutturale avrebbe provocato un simile incendio. Basse anche le probabilità che l’aereo sia stato colpito per sbaglio da un missile lanciato da una nave militare. Non alte le possibilità di un kamikaze a bordo, visti i livelli di sicurezza dell’aeroporto parigino Charles de Gaulle e considerato che a bordo dell’Airbus c’erano tre guardie.  

Giordano Stabile ha raccolto il parere di Omer Laviv, esperto di sicurezza aerea e Chief Operations Officer della società israeliana Athena GS3, secondo il quale l’ipotesi più probabile è quella di una bomba caricata a bordo a Parigi grazie alla complicità di un dipendente dell’aeroporto parigino o della compagnia aerea egiziana.

La bomba a bordo spiegherebbe sia la brusca perdita di quota sia le brusche virate fatte dai piloti dell’Airbus prima dello schianto nel Mar Egeo, alle 2 di notte. Spiegherebbe anche la “palla di fuoco” vista dai pescatori in cielo. Come anche la mancata comunicazione da parte dei piloti di problemi in volo.

Spiega Laviv alla Stampa:

“La teoria più plausibile è che sia stata introdotta a bordo una carica esplosiva, a basso potenziale ma in grado di provocare uno squarcio nella carlinga. L’esplosione non era in grado di disintegrare il velivolo, ma ha provocato danni sufficienti a farlo precipitare”.

L’esplosione avrebbe messo fuori uso uno dei motori, facendo sbandare l’aereo a sinistra, per poi fargli perdere quota. Il pilota ha cercato di riprendere il controllo virando a destra, ma l’aereo si è avvitato e ha continuato a precipitare.

Anche il momento della deflagrazione lascia propendere per un ordigno lasciato a bordo. L’esplosione, infatti, è avvenuta quando è iniziata la fase di atterraggio, momento in cui i piloti spengono il sistema di pressurizzazione automatica della cabina. Ed esistono sensori in grado di captare il cambiamento e fare da timer per il detonatore, sottolinea l’esperto israeliano.

Un kamikaze a bordo difficilmente avrebbe passato prima i controlli e poi l’osservazione delle tre guardie di sicurezza a bordo dell’aereo. La loro presenza si coniuga male anche con un tentativo di dirottamento, anche se questa ipotesi potrebbe spiegare le improvvise virate, nel caso di una colluttazione nella cabina di pilotaggio.

E dal momento che all‘aeroporto Charles de Gaulle i controlli sono serrati, ogni aereo viene passato al setaccio dalla sicurezza dopo l’atterraggio e prima del successivo volo, l’unica possibilità è quella di un “insider job”, un dipendente che ha agito, come nel caso dell’aereo della russa MetroJet precipitato nella penisola del Sinai, sempre in Egitto, lo scorso ottobre.

Come conferma alla Stampa Anat Hochberg Marom, analista e studiosa di terrorismo dell’Interdisciplinary Center Herzliya,

“per quel che sappiamo finora il disastro sull’Egeo assomiglia molto a quello sul Sinai. E l’Isis ha minacciato più volte di colpire di nuovo la Francia. In questo caso avrebbe colto due obiettivi in una volta, perché l’Egitto di Al-Sisi è con Parigi uno dei nemici più odiati”.

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