Blitz quotidiano
powered by aruba

Gerard Depardieu: “Cannes? Tutti lì per Rocco Siffredi…”

Tieniti aggiornato con Blitz quotidiano:

CANNES – Gerard Depardieu fa considerazioni poco tenere verso Cannes: il Festival è caduto davvero in basso a suo dire e il simbolo della decadenza è…Rocco Siffredi: “Cannes è ormai un luogo pervaso da un’isteria collettiva che non produce più nulla. E’ diventata un luogo di pornografia esibita dove tutti vanno in brodo di giuggiole per Rocco Siffredi che sale le ‘marches’ in compagnia di due ragazzotte vestite come capita. Le ‘marches’ non fanno più per me anche se ci sarebbero dei bei film da vedere, magari”.

“I movimenti anti-governativi? Gente che si prende per erede del ’68, ma il risultato si vede già: si fa spazio alla bionda (Marine Le Pen). C’è talmente tanta merda oggi in Francia che il conto lo paghiamo tutti, soprattutto i più poveri. Ragion per la quale il mondo si ritroverà presto con una Le Pen in quel posto”.

Il “tour de France” che porta quest’anno Gérard Depardieu sulla Croisette è firmato da un francese che nella sua vita incarna la forza e le contraddizioni della cultura più multietnica e dilaniata di questi tempi. Rachid Djaidani, regista di ‘Tour de France’ è in Francia una piccola star. Figlio di un algerino e di una sudanese, cresciuto nella regione di Versailles, a 20 anni scopre casualmente il cinema sul set di “La Haine” dove assicura la guardiania ma si fa notare dal regista, Mathieu Kassovitz.

Dopo una breve e fortunata carriera come pugile, debutta come attore, poi pubblica un romanzo che lo rende celebre e gli apre una promettente carriera, poi si mette a girare documentari sulla sua gente e infine sbarca a Cannes con ‘Rengaine’ nel 2012. Alle prese con il talento sulfureo e eccessivo di Depardieu, Djaidani costruisce un dialogo sceneggiato che riflette molto del suo modo di guardare ai francesi e diventa un esercizio di comprensione tra culture e mondi opposti cui il divo si presta con grande divertimento.

In ‘Tour de France’, messo in coppia con un rapper adorato dal pubblico giovane come Sadek, Depardieu va oltre il cliché del suo personaggio, disegna un muratore visionario, avido di cultura (gira la Francia sui passi di un grande pittore come Joseph Vernet) quanto istintivo nei suoi bisogni e nelle sue passioni. In lui il viaggiatore giovane (che deve scappare da Parigi e ha accettato di fare da accompagnatore del vecchio sostituendo il suo produttore) vede prima un nemico, poi un essere strano, quindi una figura paterna e infine un amico cui offrire un sentimento sincero. E l’apoteosi finale, a Marsiglia, è uno di quei momenti di cinema che sembrano fatti apposta per far scattare in piedi la sala con entusiasmo.

Ma Gerard è un vecchio lupo di mare con le sue 68 primavere sulle spalle, i troppi chili addosso e la memoria di quasi 170 film dominati da protagonista. Così non si risparmia nel difendere il film: “E’ importante – dice – che il mio personaggio abbia in pancia tutto ciò che molti di noi pensano anche sugli immigrati e gli islamici. Ma non è un caso che poi io riesca a scoprire un modo di comunicare con il mio giovane amico, che prima mi tratta come un nemico perché si è convertito all’Islam, poi mi fa da badante come se fossi un vecchio e infine scopre con me il senso della fratellanza”.