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Isis, orrore a Sirte: decine di civili uccisi, decapitati

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LIBIA  –  Nuovo orrore dell’Isis. Questa volta a Sirte, considerata la roccaforte dell‘autoproclamato califfato in Libia. Secondo le denunce raccolte dall’organizzazione umanitaria Human Rights Watch, i miliziani jihadisti avrebbero giustiziato pubblicamente, per lo più decapitandole o fucilandole, decine di persone, almeno cinquanta, dal febbraio del 2015, quando riuscirono ad insediarsi nella cittadina sul Mediterraneo.

Human Rights Watch è riuscita a ricostruire l’uccisione di queste persone attraverso i racconti degli abitanti di Sirte, sentiti per telefono o via email. Le vittime di queste esecuzioni pubbliche spesso erano accusate di “offendere Dio”, di spionaggio o persino di “stregoneria”. Altri erano ritenuti oppositori politici. Nessuno di loro ha potuto difendersi con un processo.  Molte sono anche le esecuzioni di amputazioni di mani e le fustigazioni. Tutti i testimoni parlano di “scene dell’orrore”.

L‘Isis ha praticato esecuzioni sommarie, un massacro che si aggiunge alla lista di atrocità denunciata nel dossier: decapitazioni in pubblico, simulazioni di crocifissioni, minacce, fustigazioni praticate su chi viene sorpreso a fumare o ad ascoltare musica. Nelle pagine di testimonianze raccolte dall’organizzazione c’è anche quella di Ahlam, 30 anni, che racconta:

“Qui la vita è insostenibile. Uccidono innocenti, e poi non ci sono né ospedali né dottori, tantomeno medicine. Ci sono spie in ogni angolo della strada. Molti sono scappati, ma altri sono intrappolati. E non abbiamo soldi per fuggire”.

 


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