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YOUTUBE Napoli,killer a 16 anni per lavare onore fidanzatina

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NAPOLI – Troppe attenzioni per la sua fidanzatina: un’onta da punire con il sangue per chi cresce coi violenti valori della camorra. Anche se si è appena sedicenni. Sarebbe stata la gelosia ad armare la mano di un ragazzino, parente di un boss emergente della camorra, che la notte tra il 4 e 5 febbraio scorsi, nel quartiere Bagnoli di Napoli, ha letteralmente crivellato di colpi un giovane pregiudicato di 21 anni, Pasquale Zito, anche lui parente di un esponente di spicco della camorra.

Zito è morto qualche ora dopo nell’ospedale San Paolo di Fuorigrotta, tra le braccia del padre. Le fasi dell’omicidio sono state riprese da alcune telecamere di videosorveglianza. Nel video si intravede l’arrivo dell’automobile, a bordo della quale c’era la vittima, che si ferma proprio in prossimità della telecamera. Qualche minuto dopo giunge anche uno scooter, con due persone in sella. La moto si ferma qualche metro più in là della macchina: scende un giovane, il passeggero, secondo gli investigatori il sedicenne, che raggiunge il lato guida della vettura. A questo punto parte la rapida e mortale raffica di proiettili contro Zito che rimane gravemente ferito.

A terra, la Scientifica della Questura di Napoli, troverà dieci bossoli calibro 9X21. Le attenzioni degli investigatori della Squadra Mobile si erano concentrate sul giovane dopo gli accertamenti su eventuali residui di polvere da sparo sui suoi indumenti e sulle sue mani, che diedero esito positivo. Ma per incolparlo dell’omicidio servivano altre prove.

Il coinvolgimento di due giovani, uno dei quali (la vittima) pregiudicato, entrambi con parenti ritenuti affiliati a due diversi clan, fecero subito pensare all’avvio di una guerra per il controllo degli affari illeciti nella zona. Le intercettazioni telefoniche e l’analisi dei tabulati telefonici hanno poi rivelato la vera natura dell’omicidio: a una questione di gelosia.

L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip presso il Tribunale dei minorenni si basa su “un solido quadro probatorio”, rilevano in Questura. Il giovane avrebbe progettato e portato a termine l’omicidio avvalendosi dell’aiuto di un complice, il centauro che l’ha accompagnato e poi portato via dal luogo del delitto.


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