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Nuova truffa col telefonino: “Parcheggiavi, me lo hai rotto!”. Telecamere inquadrano…VIDEO

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ROMA – Tentativo di truffa col telefonino, a Roma centro in pieno giorno. Trastevere, a un passo dalla Isola Tiberina, una signora parcheggia la sua utilitaria in un raro posto disponibile. Le si avvicina un ragazzo appena ventenne:

“Guarda, mi hai rotto il telefonino!”

grida lui. Il telefonino in effetti era rotto.

Non era la prima volta che la signora era vittima di un tentativo di truffa del genere e la prima reazione è stata di mandarlo al diavolo:

“Come ho fatto a romperti il telefonino? Ti avrei dovuto quanto meno spezzare il braccio”.

Il giovanotto insiste. Non ha accento straniero, sembra romano. Minaccia: “Chiamo la polizia!”. La donna replica:

“La chiamo io la polizia”.

Lui intanto annota il numero la targa. Si avvicina uno straniero, un peruviano, richiamato dalla qerelle. Il suo intervento provoca una violenta reazione verbale del mancato truffatore, che comincia a insultarlo. L’espressione più elegante è stata “Scimmia nera”.

Resosi conto che lo scherzo non gli era riuscito, il giovane aspirante truffatore ha battuto in ritirata, trascinandosi dietro il “palo”, un giovanotto alto e silenzioso che ha definito “fratello”, forse il controllore che il racket che gestisce questo genere di attività gli aveva affiancato.

Sono anni ormai che soprattutto donne o anziani automobilisti sono presi di mira da questo genere di imbroglioni. L’archivio di Bliitzquotidiano raccoglie una ormai lunga serie di episodi e di categorie di truffa; la truffa dello specchietto, la truffa del foglietto, del pongo, della carta vetrata, quella della strusciata, quella del bambino che piange. Gli autori sono giostrai, zingari, spesso parlano con pesante accento meridionale. La presenza di una “vittima” con accento neutro sembra una nuova evoluzione del racket, che tende a ingaggiare persone dall’aspetto normale, ben vestite, piùcì credibili di altri soggetti nel ruolo.

Difficile resistere quando l’ “incidente” si verifica in strade poco frequentate, come è successo, sempre a una donna, in una strada di profonda periferia, dove è stata fermata e circondata da tre ceffi preoccupnti.

Quando però l’assalto avviene in città, c’è una sola cosa da fare, chiamare carabinieri o polizia e chiedere aiuto. Fate il 112 (o il 113, dove la frammentazione regionale ancora impedisce il numero unico). Le pattuglie sono sempre in movimento, commissariati e stazioni CC sono nella zona. I truffatori si dilegueranno prima dell’arrivo della “gazzella” o della “pantera”…


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