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Paul Salo vuole ricostruire 11 settembre 2001 per…VIDEO

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NEW YORK – Paul Salo vuole ricostruire la tragedia dell’11 settembre 2001 al World Trade Center di New York. Il suo obiettivo è quello di verificare se l’attentato che ha segnato l’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Afghanistan sia stato un reale attacco o una bufala. E quale metodo migliore, ha pensato, se non quello di ricostruire l’esatta dinamica della tragedia, con tanto di aerei radiocomandati? Questo tra l’altro accade proprio nel giorno in cui il Senato americano ha approvato la legge che consente di portare in tribunale il governo dell’Arabia Saudita, perché responsabile proprio dell’11 settembre.

Dagospia ha pubblicato la traduzione dell’articolo di Jezebel sulla vicenda di Paul Salo:

Un americano che da molti anni vive all’estero è determinato a raccogliere $ 1.5 milioni per un ambizioso progetto: “ricreare” gli attacchi dell’11 settembre in un campo vuoto in Thailandia, mandando a sbattere un aereo contro un edificio a 500 miglia all’ora. E per chi donerà $ 5.000 o più, ha già promesso posti in prima fila.

Paul Salo è un uomo d’affari, esperto di marketing e consulenza, che ha vissuto a Shanghai per oltre un decennio. Ora, si è convinto di essere la persona incaricata di mostrare al mondo intero se quell’11/9 era o no una ‘‘bufala’’.

In un video su YouTube del 6 maggio, Salo ha annunciato il progetto, che, in breve, consiste nel comprare un edificio che sta per essere abbattuto in una zona semideserta, acquistare un aereo con una scatola nera funzionante, e farli scontrare l’uno l’altro utilizzando l’autopilota.

“Ci andremo a mettere tutto quello che c’era l’11 settembre”, spiega Salo. La “missione” di Salo è stata riportata dal ‘Coconuts Bangok’, definendola gentilmente “delirante”. Sulla sua pagina di crowdfunding, Salo presenta il progetto come un modo per andare a fondo a quel tragico evento, il che non significa mancare di rispetto: “Ho un totale rispetto per i chi ha perso la vita in quell’11 settembre, dalle vittime ai vigili del fuoco e la polizia. Non desidero affatto minimizzare l’eroismo di quel fatidico giorno. Ma scoprire la verità. Io credo né che la versione ufficiale sia vera, né che sia falsa. Voglio scoprire scientificamente come andò”.

Intanto sale la tensione sull’asse Washington-Riad, in un momento così delicato come quello della lotta all’Isis. Ma l’oggetto del contendere è qualcosa che ancora oggi rappresenta una ferita mai rimarginata per l’America: gli attentati dell’11 settembre 2001. Nonostante l’opposizione della Casa Bianca, il Senato americano – a maggioranza repubblicana – ha dato il via libera al provvedimento secondo cui il governo saudita potrà essere chiamato in causa nei tribunali Usa.

Questo per il suo presunto coinvolgimento negli attacchi che costarono la vita a oltre tremila persone. Coinvolgimento sempre negato da Riad ma che – secondo molti – potrebbe emergere dalle 28 pagine secretate del rapporto della commissione di inchiesta che indagò sugli attentati. La monarchia saudita ha già tuonato più volte contro il testo all’esame del Congresso Usa, minacciando gravissime conseguenze se la legge dovesse passare in via definitiva. Conseguenze soprattutto sul fronte del debito pubblico americano, a partire dalla vendita dei titoli del Tesoro in mano ai sauditi: titoli pari a un valore, al marzo 2016, di 116,7 miliardi di dollari.

Ma se a ciò si aggiungesse la vendita degli altri asset sauditi negli Usa si potrebbe arrivare fino a 750 miliardi di dollari. Un avvertimento, questo, che è stato consegnato nelle mani delle autorità americane direttamente dal ministro degli esteri saudita, Adel al Jubeir, lo scorso marzo nel corso della sua ultima visita a Washington. E che probabilmente è stato riecheggiato anche durante la recente visita di Barack Obama a Riad.

E se il controverso provvedimento sarà molto probabilmente approvato anche dalla Camera dei Rappresentanti del Congresso americano – anch’essa in mano ai repubblicani – è molto improbabile invece che possa arrivare la firma di Barack Obama, che comunque siederà sulla poltrona dello Studio Ovale ancora per sei mesi. A confermare la linea del presidente, subito dopo il voto del Senato, la Casa Bianca, che con il portavoce Josh Earnest ha anche espresso “serie preoccupazioni”. Preoccupazioni su una iniziativa che rischia di intaccare profondamente i rapporti tra gli Stati Uniti e quello che fino a poco tempo fa era considerato il maggior alleato Usa nel Golfo. Fatto sta che dubbi e domande sul ruolo dell’Arabia Saudita nella preparazione degli attentati dell’11 settembre si susseguono da oltre un decennio.

E le famiglie delle vittime degli attacchi hanno più volte tentato di trascinare in tribunale i membri della famiglia reale saudita, ritenuta responsabile di aver finanziato il terrorismo di al Qaida. Ma finora queste iniziative hanno avuto scarso successo, bloccate soprattutto da una legge del 1976 che riconosce una sorta di immunità ai governi stranieri. Governi che così non possono essere chiamati in causa nelle corti Usa. Ma con la legge approvata ora dal Senato tutto cambierebbe.

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