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Rio 2016 senza Russia: Yulia Rusanova, l’atleta che ha denunciato

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MOSCA – Si chiama Yuliya Rusanova, ha 30 anni, è bionda e molto bella. Ma ha messo nei guai Vladimir Putin. E’ lei, infatti, la giovane atleta russa che ha denunciato il doping diffuso tra gli atleti della Federazione.

Yuliya agli scorsi campionati nazionali incontrò Vitali Spetanov, il tecnico del laboratorio antidoping che le chiese sangue e urine. Di fronte a lui lei ammise di aver fatto uso di sostanze proibite, ma spiegò che lo facevano tutti. A lui raccontò dei test pilotati e dei risultati falsati.

Stepanov si licenziò. Nel 2013 la Rusanova, uscita dal protocollo statale e senza più protezione, trovata positiva, è stata squalificata due anni. Ai Giochi di Rio correrà sotto la bandiera del Comitato olimpico internazionale (Cio), nella squadra dei rifugiati senza patria. 

Lei ormai non vive più in Russia. Da anni, insieme al marito, si è trasferita negli Stati Uniti, dove ha continuato a denunciare tutto vivendo in una località protetta. Lei, che nel frattempo ha anche avuto un figlio, sarà a Rio. Non sarà così, invece, per gli altri atleti russi, squalificati dalla Wada (l’Agenzia mondiale antidoping).

Come ha scritto Gaia Piccardi sul Corriere della Sera, 

La relazione della Iaaf è impietosa: coach radiati a vita che continuano ad allenare scortati dalla polizia, atleti che negano ogni addebito, il ministero dello Sport di Vitali Mutko (lo stesso che ieri diceva: «La Iaaf ha oltrepassato il suo ruolo. Andrebbe smantellata») che decide a quali positività far proseguire l’iter e quali insabbiare. Un caso enorme, senza precedenti: a Los Angeles ‘84 fu la Russia a decidere di restare a casa per rispondere al boicottaggio di Mosca ‘80; questa volta la Russia è reietta, cacciata dal playground internazionale. Una potenza alla gogna, un’Olimpiade dimezzata.

 


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