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Terremoto: a Visso, Preci, Norcia e Camerino un patrimonio artistico in pezzi

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ROMA – L’Italia centrale continua a tremare. E se questa volta, a differenza del 24 agosto, il terremoto non ha fatto vittime dirette, il patrimonio culturale e artistico di una delle zone più feconde del mondo intero è distrutto. Da Norcia a Camerino, da Preci a Visso, fino ad Urbino, sono molti i monumenti, le chiese, i campanili e i palazzi medievali e rinascimentali rovinati o distrutti.

La facciata della chiesa di San Salvatore a Campi di Norcia, che si arrende definitivamente alle due forti scosse che mercoledì sera hanno colpito l’Italia centrale, è il simbolo delle ferite che ancora una volta il terremoto infligge anche al patrimonio culturale. Palazzi storici, campanili, abbazie incastonate nell’appennino o tra le mura medievali dei borghi, emblemi della storia del territorio e insieme punti di riferimento dell’identità sociale e civile.

Le stime dei danni sono ancora provvisorie, anche perché le Unità di crisi del Mibact, attivate immediatamente, per il momento devono cedere il passo ai vigili del fuoco, gli unici autorizzati ad entrare nelle zone rosse logorate dal continuo sciame sismico. Tuttavia è apparso subito chiaro come tra i luoghi d’arte maggiormente colpiti ci fosse proprio San Salvatore, gioiello del XII secolo già danneggiata dal sisma del 24 agosto. Un edificio più antico, con la bellissima loggia usata per raggiungere il crocifisso ritenuto miracoloso, e accanto l’ampliamento del XV secolo: un luogo di culto importante, che si è sbriciolato tra nuvole di polvere.

A poca distanza dall’epicentro, anche Preci conta i danni al patrimonio. E’ crollata parzialmente la chiesa della Madonna delle Grazie, hanno subito un duro colpo il rosone e la facciata dell‘Abbazia di Sant’Eutizio, culla del monachesimo occidentale ‘cenobitico’, cioè basato sulla preghiera e sul lavoro in comunità, e insieme di un’importante scuola chirurgica: nel 1500 i monaci di Sant’Eutizio furono chiamati alla Corte inglese per curare Elisabetta I dalla cataratta.

A Camerino è venuto giù il campanile del Santuario di Santa Maria in Via di fine 1200: lesionato dal sisma del 1997, dopo il restauro durato sette anni era stato risparmiato dalle scosse di agosto. Cadendo, la torre campanaria della chiesa, tanto cara ai camerinesi perché legata alla tradizione delle crociate, ha spaccato in due la palazzina di fronte. Crolli importanti anche nella chiesa di San Filippo.

‘Omnia tuta vides’ recita lo scudo sul primo arco della facciata del Palazzo dei Governatori a Visso, un augurio di sicurezza dopo i danni provocati dal terremoto del 1560. Mercoledì sera è venuta giù una parte della facciata dell’edificio, costruito nel 1100 e già danneggiato ad agosto. L’edificio è sovrastato dalla chiesa di Sant’Agostino, sede del Museo civico diocesano, che custodisce tra l’altro ben 27 manoscritti di Leopardi, tra cui quello dell’Infinito: un piccolo tesoro, tra Idilli, lettere e sonetti, che Bologna si è offerta di ospitare per metterli al sicuro.  Danni anche al Palazzo dei Priori, del 1482, che ospita il Municipio.

La chiesa di Sant’Antonio, crollata nell’omonimo borgo, risaliva al XIV secolo: aveva già subito danni nel terremoto del settembre 1997 ed era stata sottoposta a consolidamento e restauro. Ma tutto il centro storico di Visso, piccolo borgo dell’entroterra maceratese, nel cuore dei Monti Sibillini, è inagibile. Meno gravi i danni registrati finora ad Urbino, con crepe e distacchi di intonaci al collegio, piccole crepe a Palazzo Ducale, alla chiesa di san Giovanni di via Passeri a Pesaro, alle mura del castello di Candelara.

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