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VIDEO YOUTUBE Gorizia, raduno alpini: parata tra ovazioni e tricolori

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GORIZIA – Una parata tra ovazioni e tricolori quella andata in scena il 19 giugno per le strade di Gorizia per il raduno degli alpini. Migliaia le penne nere che per oltre 3 ore hanno sfilato rendendo omaggio alla divisione Julia degli alpini per commemorare il centenario dell’entrata delle truppe italiane in città, che arriverà il prossimo agosto 2016.

Enri Lisetto sul Messaggero Veneto scrive che il raduno degli Alpini rappresenta un messaggio di pace e per tre giorni eventi e sfilate sono stati organizzati, tra concerti di cori e fanfare fino alla sfilata conclusiva della mattina di domenica 19 giugno:

“Il via, alle 10 in punto dal parco della Rimembranza, con le delegazioni austriaca e slovena (ma anche due alpini di Brisbane, Australia, e il presidente della sezione Colombia Gastone Vincenti), quindi la fanfara della Julia introduce migliaia di penne nere che sfilano sotto grandi coriandoli tricolori lanciati dai balconi.

Dopo le crocerossine e i reduci, il labaro degli Abruzzi scortato dal tenente colonnello David Colussi, comandante del nono battaglione a L’Aquila, rientrato da poche settimane dal Libano, originario di Casarsa. Quindi quello delle Marche e di tante rappresentanze italiane: da Cuneo a Mantova, dalla Val Susa a Reggio Emilia.

Lo speaker Nicola Stefani, avvocato di Sernaglia della Battaglia, rievoca la storia delle sezioni del triveneto – 25 e le estere Nordica, Germania, Belgio e Lussemburgo – e quanto fatto dagli alpini per il Paese, intreccia storia e tradizioni.

Dalle penne nere dell’Alto Adige – che ospitarono una delle adunate più difficili e partecipate, quella del 2012 – a quelle di Trento, oltre 18 mila. Sfilano i volontari di protezione civile, i sommozzatori, gli ufficiali e sottufficiali in servizio e in congedo, le sezioni del Veneto, per oltre un’ora e mezza di ininterrotto serpentone.

Gli alpini di Verona portano grandi tricolori e indossano giubbini che richiamano la bandiera italiana, i parà – motto mai strac – levano al cielo il paracadute con la scritta “Marò liberi” (il vento farà cadere dal palco il gonfalone della Provincia di Gorizia), Asiago commemora gli alpini dell’Ortigara e Cristiano Da Pozzo, morto poche settimane fa a 101 anni; per lui la sfilata si ferma alcuni secondi, davanti alle tribune.

La sfilata degli alpini a GoriziaAlmeno 35mila tra alpini e familiari provenienti da tutto il Triveneto e non solo hanno invaso pacificamente Gorizia, sede del raduno triveneto e adunata nazionale brigata Julia. Ventimila le penne nere che hanno sfilato.

Sfilano ancora, gli alpini di Valdagno, Vicenza, Marostica, Bassano, Padova, Venezia Mestre, custodi della Madonna del Don, e Cadore con i tamburi napoleonici. Con loro si ricordano le tante opere di volontariato realizzate nel mondo, compreso l’asilo Sorriso a Rossosch, che oggi ospita 180 bambini.

«Alpini, mani in alto», incita lo speaker, «mani pulite, di lavoro, oneste». Tocca poi alle penne nere di Belluno e di Feltre, custodi delle Dolomiti, e «al mare di quelle» delle “quattro sorelle” che ospiteranno l’adunata nazionale del Piave, il prossimo anno: Valdobiaddene, Conegliano (con Nino Geronazzo, il presidente del Coa Pordenone 2014), Treviso e Vittorio Veneto, con i muli.

Ed è qui che lo speaker accenna alle crisi bancarie, quei «problemi di schei che mettono in discussione la coesione del tessuto sociale». Lo storico reparto delle salmerie, con gli applauditi muli, chiudono il Veneto e cedono il passo al Friuli Venezia Giulia.

Sfilano per primi gli alpini di Pordenone, col nuovo presidente Ilario Merlin e il past, per trent’anni, Giovanni Gasparet; ancora, le penne nere con le divise storiche, quelle di Pn centro col bandierone, i tamburi di Sesto al Reghena e tanti alpini «che trasmettono orgoglio».

L’ultima ora di sfilata vede protagonisti gli alpini friulani. Quelli della Carnia e di Gemona, e i tanti, tanti di Udine, col presidente Dante Soravito De Francheschi che portano in eredità undici medaglie d’oro al valor militare. Apre il settore la fanfara ricostruita dei congedati della brigata alpina Julia ed è un boato «per i ragazzi dei nostri tempi», per la “divisione miracolo” che col capoluogo friulano è un tutt’uno. Avanti con le sezioni di Cividale e di Palmanova, con l’esortazione a portare a termine la riforma del terzo settore che riporti i volontari alpini al centro della scena sociale del Paese.

Tocca Trieste «l’angolo azzurro della regione, custode di una pagina di storia che non deve essere dimenticata, quella portata in scena da Simone Cristicchi in Magazzino 18» e, quando ormai sono passate le 13, è finalmente la volta di Gorizia, «ponte tra est ed ovest» nel momento in cui «siamo chiamati alla cultura dell’accoglienza». L’invito-missione degli alpini di ieri e di oggi: «Apriamo le nostre porte, senza se e senza ma».

Alpini di Gorizia preceduti dalla fanfara di Cormons, dal reparto storico fiamme verdi per «onorare la più bella gioventù in questi luoghi, in questa terra». Alpini nel cuore dell’Europa, «che si riconoscono in valori e non in confini e filo spinato». Gagliardetti, volontari della protezione civile, soci Ana: la scena e gli applausi sono tutti per loro, per gli organizzatori di Gorizia 2016.

I tamburi della fanfara Cadore scandiscono il passo, sino al cambio della stecca, che viene ceduta a Val Chiampo, nel Vicentino, che ospiterà il raduno del terzo raggruppamento il prossimo anno. Passa di mano una lunga penna nera, quella penna nera che gli isontini hanno custodito gelosamente, in questi giorni, sino all’ammainabandiera di ieri sera. Cala così il sipario sull’adunata triveneta 2016. Per gli alpini è sempre un arrivederci”.

(Frame da YouTube)

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