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RIO DE JANEIRO – Rio 2016, alla cerimonia di apertura dei trentunesimi Giochi Olimpici gli occhi, però, erano tutti per una modella. La brasiliana Gisele Bundchen ha infatti sfilato allo stadio Maracanà e, in versione ragazza di Ipanema, ha fatto cantare tutto lo stadio e incantato il mondo, e le favelas dei meninhos da rua.

La top model è arrivata apposta dagli Stati Uniti, dove vive con il marito Tom Brady, giocatore di football americano, ed i loro due figli. Gisele, 36 anni, è sbarcata all’aeroporto internazionale di San Paolo e si è imbarcata con i due figli, Benjamin, sei anni, e Vivian, tre, su un jet privato diretto a Rio, per sfilare al Maracanà.

Ma oltre a Gisele sono state molte le sorprese della cerimonia, durata quattro ore. Dopo il forfait all’ultimo minuto di Pelè per motivi di salute, l‘ultimo tedoforo è stato Vanderlei Lima, maratoneta cui per il blocco di un folle in strada sfuggì l’oro di Atene 2004 poi andato a Baldini. Venerdì sera è stato in parte risarcito con l’accensione del tripode, il Brasile celebra i suoi successi ma non dimentica i suoi sconfitti.

Al Maracanà c’erano il campione Usa Michael Phelps e la rifugiata siriana Yusri, la musica pop del Brasile e i potenti della terra (mancavano Putin e Obama, ma l’assenza più notata è stata quella in campo di Bolt). E poi ancora, gli atleti con i loro sogni d’oro e la prima transessuale nello show olimpico, Lea T., figlia dell’ex della Selecao Toniho Cerezo messa in testa alla nazionale verdeoro a portare il cartello Brasile. Tutti nel grande abbraccio dei cinque cerchi, come ha ricordato ‘Aquelo Abraco’ di Gilberto Gil in apertura della lunga festa, che vuole riaccendere l’aspirazione olimpica a una tregua dalle guerre, forse anche dalle diseguaglianze del mondo.

La prima parte della cerimonia ha celebrato la natura incontaminata del Brasile, raccontando gli indios, gli europei e poi gli schiavi africani, e ancora arabi e asiatici per un melting pot padre della tolleranza. La seconda ha lanciato l’appello a preservare il pianeta. Solo in parte sono state dissimulate le contraddizioni del colosso sudamericano, ora in ginocchio per la crisi economica e politica: il presidente ad interim Temer non è stato nominato in apertura e quando ha ufficialmente aperto i Giochi la bordata di fischi è stata chiara, a dispetto di qualsiasi effetto sonoro da tv.

La trasformazione dei grattacieli nelle favelas culla del pop ha invece raccontato i due volti del paese, ma la scena prevista dello ‘scippo’ a Gisele è sparita dopo le polemiche. E’ rimasto invece tutto intero il filo conduttore: la musica, vera anima del popolo. C’erano Caetano Veloso e Giberto Gil, campioni olimpici del ‘tropicalismo’ e protagonisti del travolgente samba finale, Jorge Ben e i cantanti più noti in patria, Anitta, Zeca Pagodinha e Elza Soares. Anche l’inno brasiliano è diventato un pezzo per la chitarra di Paulinho da Viola. Tutto lo stadio ha poi cantato con il nipote di Jobim la Ragazza di Ipanema. Gisele ha portato la fiaccola della bellezza un po’ triste della bossa nova.

(Foto Ansa)

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