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YOUTUBE Alisha muore in ospedale: medici non sapevano…

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PESHAWAR – Un‘attivista transgender rimasta gravemente ferita da otto colpi di pistola è morta perché il personale ospedaliero ha aspettato un’ora prima di intervenire e decidere se ricoverarla nel reparto maschile o femminile.

Alisha, 23 anni, dopo l’aggressione nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa, in Pakistan, era in condizioni critiche e necessitava di un intervento chirurgico urgente. Lo staff medico del Lady Reading Hospital di Peshawar è ora accusato di non aver prestato l’assistenza medica necessaria per salvarle la vita.

Il gruppo a sostegno dei transgender Trans Action Alliance (TAA) (​​di cui Alisha era coordinatore distrettuale) su Facebook ha postato una serie di messaggi che parlano di un presunto maltrattamento. “Dopo le nostre proteste, Alisha è stata spostata in un reparto femminile, ma le pazienti hanno avuto un problema col fatto che fosse transgender“, hanno scritto quattro ore dopo l’aggressione. Venti minuti più tardi un altro post: “Alisha è stata operata. Le hanno sparato otto volte e la sua situazione è critica. I medici dicono che se sopravvive, dovrà subire diversi interventi chirurgici. Dovrebbe essere in un reparto di terapia intensiva ma non ci sono letti vuoti. Il reparto dove si trova adesso somiglia a uno da Prima Guerra Mondiale”.

Fatto scioccante, i medici dell’ospedale vengono anche accusati di aver molestato sessualmente i membri del gruppo che ha accompagnato Alisha e di aver chiesto loro, mentre l’amica stava morendo, quanto avrebbero dovuto pagare per ballare o avere rapporti sessuali.

Prima della sua morte, in un raduno a Peshawar Alisha aveva parlato delle condizioni in cui sono costretti a vivere i transgender in Pakistan. “La società non ci accetta”, aveva detto. “Dovremmo almeno essere riconosciuti come disabili o persone particolari. Ho lasciato la mia casa per evitare di essere ridicolizzata ma per una ragione o un’altra si prendono sempre gioco di noi. Siamo il segmento più vulnerabile della società ma il governo ci riconosce alcun diritto”.

Alisha è il quinto attivista transgender del TAA aggredito negli ultimi mesi nella conservatrice provincia Khyber-Pakhtunkhwa, vicina alle zone tribali del nord del Paese. Il TAA, stima che nella provincia ci siano almeno 45.000 transgender e almeno mezzo milione a livello nazionale che subiscono la discriminazione di un paese tradizionale come il Pakistan, nonostante una sentenza della Corte Suprema apparentemente conceda loro gli stessi diritti.

I governi locali sono stati accusati di negare ai transgender l’accesso all’istruzione e alla sanità, costringendoli a vivere ai margini della società. Alcuni guadagnano denaro ballando in occasione di matrimoni o feste (si crede che porti fortuna) mentre altri per sopravvivere sono costretti a prostituirsi o mendicare.

(Foto da Facebook)

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