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YOUTUBE Amasia, nuovo supercontinente: così sarà la Terra tra 250 milioni di anni

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Amasia, così sarà la Terra tra 250 milioni di anni

ROMA – Si chiamerà Amasia il nuovo supercontinente che fra 250 milioni di anni cambierà la faccia della Terra: si formerà dalla fusione del continente asiatico con quello americano e sarà situato a 90 gradi dal centro geografico del suo predecessore, il supercontinente Pangea, andato in frantumi quasi 180 milioni di anni fa. E’ quanto prevede un nuovo modello elaborato dai ricercatori dell’università di Yale e illustrato sulla rivista Nature.

Come gli antichi Nuna, Rodinia e Pangea, Amasia rappresenta una nuova tappa del cosiddetto ‘ciclo dei supercontinenti’, un processo continuo con cui questi ‘giganti’ si formano e si frantumano a causa dell’avvicinamento e dell’allontanamento dei continenti. Il volto del nostro Pianeta disegnato dalle terre emerse è infatti come un grande puzzle, che viene continuamente montato e smontato, variando progressivamente la posizione delle diverse tessere.

Fino ad oggi sono state formulate diverse teorie per prevedere i futuri movimenti della crosta terrestre e quindi la localizzazione del prossimo supercontinente. I modelli più accreditati sono due: il primo prevede che il supercontinente si formi dove si trovava il suo predecessore per introversione, ovvero attraverso la chiusura di un oceano interno, mentre l’altro modello prevede che il supercontinente compaia nel punto diametralmente opposto rispetto al suo predecessore per estroversione, ovvero per la chiusura di un oceano esterno.

I ricercatori di Yale guidati da Ross Mitchell hanno invece elaborato un terzo modello secondo cui i nuovi supercontinenti si dovrebbero formare a una distanza di 90 gradi rispetto al loro predecessore per un processo di ‘ortoversione’. Secondo questo modello, Amasia nascerà dalla fusione di America e Asia e si troverà a una distanza di 90 gradi rispetto a dove era situato Pangea. L’oceano Artico e il mar dei Caraibi si chiuderanno e l’America rimarrà nella ‘cintura di fuoco’ del Pacifico, quella zona in cui le placche oceaniche scivolano sotto quelle continentali generando i terremoti e le eruzioni vulcaniche più violenti del pianeta.

A sostegno di questa teoria, i ricercatori di Yale ricordano che il loro modello è coerente con i dati che descrivono il campo magnetico terrestre del passato e che sono stati usati per determinare le distanze che separavano i supercontinenti che si sono succeduti nel passato, ovvero Nuna, Rodinia e Pangea.

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