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YOUTUBE Calais, profughi danno fuoco a Giungla per lo sgombero

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CALAIS – Alcuni migranti hanno dato fuoco alla “giungla di Calais” dopo lo sgombero forzato del campo profughi più famoso d’Europa.

Alla sera del secondo giorno, dalla “giungla” di Calais sono usciti già in 4.000, un risultato insperato. Ma adesso viene il difficile. Oltre al ricollocamento nei centri di accoglienza su tutto il territorio francese, ci sono i “duri”, forse un migliaio, che ancora non accennano a lasciare il campo. Intanto, sono entrati nella bidonville in smantellamento i servizi di ripulitura, per togliere tutto quello che resta di tende, baracche, bivacchi, bagagli e rifiuti. Di quella che da molti è stata definita “vergogna d’Europa”, non dovrà rimanere nulla. E le operazioni dureranno almeno una settimana.

“In totale 4.014 persone sono state ‘messe al riparo’ in due giorni”, ha annunciato stasera in un comunicato il ministero dell’Interno. Una trentina sono arrivati a Marsiglia, nuovo centro d’accoglienza dove non piove come a Calais, ci sono letti e docce. Cinquanta sono sbarcati dal bus in Gironda, la regione di Bordeaux, ed hanno preso posto nei bungalow allestiti attorno al castello di un vecchio liceo. In genere, sono state facilitate le scelte di gruppi etnici di rimanere insieme, 30 sudanesi sono andati nella Charente-Maritime, nelle Lande oltre 80 etiopi, e così via. Nel comunicato, gli Interni annunciano anche che 1.000 minorenni senza genitori sono stati messi “in sicurezza”, mentre 217 che si trovavano a Calais e per i quali sono stati appurati i legami familiari con persone residenti in Gran Bretagna sono già dal 17 ottobre nel Regno Unito.

Ed è proprio da Londra che arrivano le preoccupazioni più forti in queste ore, con i britannici sempre più convinti che i migranti non rinunceranno mai al loro proposito di recarsi Oltremanica. E’ l’opinione del Daily Mail, al quale diversi abitanti della “giungla” hanno detto che avrebbero “moltiplicato gli sforzi per attraversare la Manica con qualsiasi mezzo”. “Nonostante tutti gli sforzi delle autorità – commenta il Guardian – non c’è alcuna garanzia che non si formerà un altro campo nella regione”. Intanto, si assottiglia la pattuglia di quelli che dal campo non sono ancora usciti, e fra questi ce ne sono forse un migliaio che vengono considerati “irriducibili” e rifuggono dall’esodo spontaneo. Oggi pomeriggio, una cinquantina di donne hanno manifestato rumorosamente chiedendo di poter “lasciare la giungla” ma per “andare in Inghilterra”.

Finora la situazione generale è stata tranquilla, l’arrivo dei temuti “no borders” non c’è stato e tutto si è svolto con ordine. Ma c’è un nocciolo duro che non uscirà volontariamente dalla bidonville, un gruppo che si raduna nell’unico punto rimasto aperto nel campo in smantellamento, il “Kabul café”, dove Abdul, il proprietario, ha detto in un’intervista che se ne andrà “soltanto quando arriverà la polizia”. E’ al “Kabul” il centro nevralgico della “resistenza” e l’impressione è che nella prospettiva dello sgombero, il peggio debba ancora venire.


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