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YOUTUBE Certificati aborto falsi: truffa da 40mila euro a Salerno

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SALERNO – Certificati medici falsi per eludere la normativa sugli aborti, in cambio di 150 euro. Un’attività nella quale ha avuto un ruolo di primo piano Rosa Vomero, assistente di Bruno Torsiello, un noto ginecologo di Sapri in provincia di Salerno, destinataria assieme al professionista di un avviso di conclusioni indagini della Procura di Lagonegro.

L’indagine, della Guardia di finanza di Sapri, è nata da una verifica fiscale a carico del ginecologo, che ha mostrato anche un quadro indiziario di peculato perché Torsiello avrebbe incassato 40mila euro senza rilasciare ricevuta per interventi in regime intramoenia, fuori dall’orario di lavoro e fuori dagli spazi dell’ospedale da cui dipende. Proprio l’ostetrica raccomandava alle pazienti cui dava il falso certificato per l’interruzione della gravidanza: “Chiudi ‘sta borsa. Visto che tu tieni un certificato falso, se ti incontrano fuori, tu dici ‘era un vecchio certificato che ho portato a vedere’, perché se ti ferma qualcuno e trova un certificato falso…”.

L’inchiesta è  partita a febbraio 2015 e sono state ascoltate circa 250 gestanti, ricostruendo le attività dei due indagati. Grazie a intercettazioni ambientali, i finanzieri hanno ascoltato il ginecologo dire a un cliente: “Salutatemi la finanza quando andate fuori (dallo studio, ndr), io tanto ricevute a voi nun v’n’agg’mai fatte… E manco stasera ve ne faccio”.

Scrive Otto Pagine.it

“Secondo quanto ricostruito dalle fiamme gialle il medico era riuscito a farsi una vastissima clientela. Arrivavano pazienti da tutta la Campania, ma anche dalla Basilicata e Calabria. E in un caso anche dal Veneto. Da quanto accertato dai finanzieri i certificati non veritieri venivano redatti sotto corresponsione di importi che andavano fino a 150 euro.

Le accuse della procura sono pesantissime. Torsiello è accusato di peculato, falso in atto pubblico e violazione dell’articolo 5 comma 4 della legge sull’interruzione volontaria della gravidanza. La sua assistente invece solo di peculato. Il medico avrebbe consentito aborti prima dei 7 giorni di “riflessione” imposti dalla legge.

Il medico, inoltre, per agevolare le pazienti, avrebbe redatto falsi certificati finiti sotto la lente degli inquirenti”.

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